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Ci vuole un gran fisico

08/03/2013 12:00

Gabriele di Grazia

Recensione Film,

Ci vuole un gran fisico

La quasi esordiente Sophie Chiarello - all'attivo il documentario Ritals, domani me ne vado, e diverse collaborazioni da aiuto regista con Massimo Venier, Kim R

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La quasi esordiente Sophie Chiarello - all'attivo il documentario Ritals, domani me ne vado, e diverse collaborazioni da aiuto regista con Massimo Venier, Kim Rossi Stuart e Edoardo Winspeare - dirige una commedia dedicata all’universo femminile e alla crisi di mezza età. A farla da padrone sono la leggerezza e l’ironia di Angela Finocchiaro, Raul Cremona e Giovanni Storti, tre artisti deliziosamente sopra le righe che coi loro personaggi sapranno incuriosire il pubblico e farlo divertire.


Eva (Angela Finocchiaro) è una donna sulla soglia dei cinquant’anni. La sua vita stressante si divide tra l’ex marito Gino (Stefano Belisari, il leader di Elio e le storie tese), l’anziana madre Lidia (Rosalina Neri), che di arrendersi al tempo che passa non ha nessuna intenzione, e la figlia adolescente Francesca (Antonella Lo Coco), ribelle e con la grande passione per la musica. Le uniche soddisfazioni della sua vita sembrano provenire dal lavoro, ma all’improvviso qualcosa di inaspettato accade: il caporeparto Pagliai (Raul Cremona) sembra essere intenzionato a licenziare una dopo l’altra tutte le dipendenti in là con gli anni. L’incubo di essere ormai considerata inutile comincia, cosi, ad insinuarsi nella mente di Eva che gradualmente perde il controllo della situazione. In suo aiuto dal cielo viene mandato l’angelo della menopausa (Giovanni Storti), incaricato di infondere in Angela un po’ di autostima con l’aiuto di preziosi consigli e di un telecomando dai poteri speciali. Ce la farà la protagonista a ritrovare la forza necessaria per spegnere con un sorriso la fatidica cinquantesima candelina?


Nonostante le risate non manchino il film della Chiarello risulta essere riuscito solo per metà. Colpa della regia di stampo televisivo non priva di ingenuità e della troppa carne al fuoco che appesantisce il ritmo generale del film. Alcuni personaggi troppo stereotipati e poco interessanti come quelli della madre della protagonista e del suo ex marito potevano essere tagliati di netto in favore di un maggior sviluppo del rapporto tra Eva e la figlia Francesca che qui appare solo abbozzato e privo di credibilità. Se le dinamiche familiari non danno alcuno spunto interessante alla storia, va molto meglio quando dalle mura domestiche ci si sposta sul posto di lavoro. Qui, le ansie e le insicurezze della protagonista vengono fuori in modo convincente attraverso la continua competizione con la sensuale collega e amica Cinzia (Laura Marinoni) e la minaccia costante del potere maschile del caporeparto che si fa beffa della sua età e le preannuncia il licenziamento. Efficaci le incursioni nel surreale, anche se a volte si calca troppo la mano, in cui il tentativo di ispirarsi a quel modo strampalato di far commedia tipico del cinema americano lascia spazio anche ad una citazione inaspettata del Joker di Nicholson. Vera forza e motore della pellicola è la mimica facciale della Finocchiaro che riesce a divertire mantenendo nel suo personaggio un forte senso di dignità ed evitando la macchietta della cinquantenne in crisi. Simpatiche le apparizioni, anche se brevi, di volti noti della comicità come Aldo Baglio, Giacomo Poretti e Paolo Hendel, ed interessante il ruolo spirituale affidato a Giovanni Storti. Anche se in alcuni momenti sembra di assistere alla celebrazione del nuovo talento canterino di Antonella Lo Coco - artista proveniente da X Factor 2012 - la commedia di Sophie Chiarello non fa rimpiangere il prezzo del biglietto.



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