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Fire with Fire

05/05/2013 11:00

Erika Pomella

Recensione Film,

Fire with Fire

Jeremy (Josh Duhamel) è un vigile del fuoco con un forte senso di lealtà nei confronti dei suoi colleghi e amici che per lui, orfano, rappresentano una seconda

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Jeremy (Josh Duhamel) è un vigile del fuoco con un forte senso di lealtà nei confronti dei suoi colleghi e amici che per lui, orfano, rappresentano una seconda famiglia. Responsabile e amante del proprio lavoro, finisce con l’essere nel posto sbagliato al momento sbagliato, essendo testimone dell’omicidio di un suo amico e del figlio di questo, per mano di Hagan (Vincent d’Onofrio), un mafioso di Long Beach che mira ad estendere i propri traffici. Ignorando le minacce del criminale, Jeremy accetta di testimoniare contro di lui e di aiutare il tenente Mike Cella (Bruce Willis), che ha perso il proprio partner proprio per mano di Hagan. Tuttavia, affidato ai servizi di protezione testimone, e trasferito a New Orleans, l’uomo comincia una relazione con lo sceriffo federale Talia (Rosario Dawson), in attesa che il processo metta la parola fine alla faida con Hagan. Innamorato e con qualcuno da proteggere, Jeremy diventa un bersaglio facile, e le rappresaglie di Hagan e dei suoi scagnozzi si fanno sempre più violente e pericolose: ben presto il vigile del fuoco capirà di non poter fare affidamento alla protezione testimoni e di dover agire al di fuori della legge, rispondendo fuoco al fuoco.


Dopo una lunga carriera costellata soprattutto da regie televisive di serie di successo (ultime, in ordine di tempo, Arrow, Once Upon a Time, The Mentalist) e da prove di stunt (in film come The Town e C’era una volta in Messico), David Barrett porta al cinema un film d’azione di puro intrattenimento, preoccupandosi di servire il pubblico con azione e ritmi serrati ed avvincenti. Una pellicola che gioca sui topoi del genere, un malvagio malavitoso da sconfiggere, e un uomo che si reinventa eroe per proteggere le persone che ama. Sebbene il soggetto sia esile e privo di una qualsiasi attenzione all’approfondimento psicologico delle maschere messe in scena, Barrett costruisce un’opera che strizza l’occhio alla saga di Die Hard o Arma Letale, raccontando e portando all’esasperazione una storia che potrebbe essere verosimile nel suo spunto iniziale.


Josh Duhamel presta il corpo atletico ad un personaggio che subisce un’inversione di carattere e di vita: all’inizio fortemente positivo, allegro e spensierato che, pur senza famiglia e legami sentimentali, riesce a farsi voler bene da tutti (compresi gli spettatori), man mano che la storia avanza e che l’amore entra nella sua vita, il protagonista si incupisce, lasciandosi sopraffare da un’ombra che diventa sempre più nera ogni volta che la mano del pompiere si abbassa sui malavitosi per farsi giustizia da solo, torturando tutti coloro che si mettono sulla sua strada e che rappresentano una merce di scambio per raggiungere il proprio nemico, rappresentato alla perfezione dal volto di languido e volgare D’Onofrio, costantemente unto e viscido, perfetta incarnazione del male. In questa miscela di intenti e di avversari, Barrett inserisce una colonna sonora volta ad amplificare l’avanzata determinata e coatta di Jeremy, creando un universo diegetico efficace e al cardiopalma.


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