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Company of Heroes

16/05/2013 11:00

Aurora Tamigio

Recensione Film,

Company of Heroes

Ardenne, 1944...

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Ardenne, 1944. Durante la Seconda Guerra Mondiale, una retroguardia di soldati americani si smarrisce dietro le linee nemiche, scoprendo un angoscioso segreto: il progetto di Hitler di mettere a punto una bomba atomica nel cuore dell'Europa. I soldati ricevono così l'ordine di scovare lo scienziato tedesco responsabile del programma bellico e di mettere fine all'ambizioso quanto pericoloso piano nazista di armamento.


Per un film che si proclama “ispirato a fatti realmente accaduti”, di realistico nella pellicola di Don Michael Paul c'è davvero poco. Effetti speciali, tedeschi cattivissimi contro valorosi alleati, scienziati pazzi, esplosioni e sparatorie degne più di un action movie, che di un film di guerra. Ed è in effetti tra questi piatti che pende la bilancia di Company of Heroes, dotato da una parte di un ritmo forsennato e di un incalzante procedere degli eventi, che trae ispirazione - prima ancora che dalla storia recente – dal celebre omonimo videogioco del 2006; dall'altra di una riflessione che si ispira ad alcune delle produzioni di argomento bellico più celebri degli ultimi anni, da Behind the enemy lines a Salvate il soldato Ryan.


Il tentativo di Don Michael Paul di collocarsi sulla linea dei predecessori è notevole e visibile. Del resto le credenziali di partenza del film erano tutt'altro che pessime: ad iniziare dal regista, specializzato in action movies e noto soprattutto per aver diretto Steven Seagal nel thriller Infiltrato Speciale, fino ad un cast scelto, che annovera fra le sue fila Tom Sizemore - eroe dei war movies (oltre al già citato film di Spielberg, anche Pearl Harbor e Black Hawk Down) - e Jurgen Prochnow, ma anche le convincenti intepretazioni dei più giovani Vinnie Jones e Michael Chad Collins. Tuttavia mezzi limitati e un occhio registico all'apparenza più ambizioso che capace fanno di Company of Heroes un'opera mediocre, confusamente sospesa tra una trama guerresca irrealistica e un'estetica videoludica. Se infatti nei primi 45 minuti si riuniscono, e quasi esauriscono - con risultati accettabili - la maggior parte delle azioni di guerra, il resto della pellicola, direzionandosi verso un complicato discorso di (fanta)scienza, è un continuo aggrovigliarsi ed incastrarsi in un miscuglio di generi che delude tanto gli appassionati del film di guerra, quanto gli amanti del videogioco e i fan dell'action generico.



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