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Superman

21/05/2013 11:00

Giuseppe Salvo

Recensione Film, CineComics,

Superman

Con lui nasce la mitopoiesi supereroistica, e sotto la sua svolazzante egida rossa si evolve, si smantella, soccombe e risorge dalle stesse ceneri della propria

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Con lui nasce la mitopoiesi supereroistica, e sotto la sua svolazzante egida rossa si evolve, si smantella, soccombe e risorge dalle stesse ceneri della propria combustione. Così come si estinguono ere secolari, svaniscono impronte ideologiche, mutano gli assetti sociali e politici degli uomini, che della volubilità di questi ultimi sono la proiezione. Incarnazione ante litteram del concetto per cui chi è investito di grandi poteri, intellettuali o fisici, ovvero della capacità di fronteggiare e curare i malori della società, deve farsi carico del fardello di proteggere i più deboli dalle avversità. Se degli eroi del fumetto ne fu il capostipite, il Superman del cinema, pur non essendo il primo cine-comic della storia (la serie sull’Uomo d’Acciaio con George Reeves è degli anni cinquanta, mentre il primo lungometraggio supereroistico, Batman The Movie con Adam West, è del 1966), possiede il merito di aver spalancato le porte al filone dei supereroi che da quel momento in poi sarebbe divenuto sinonimo di ingenti investimenti e cospicui ritorni commerciali.


Ad Ilya Salkind, insieme al padre Alexander, si deve l’intuizione di portare su pellicola il più celebre dei personaggi dell’universo DC, e per la prima volta nella storia del cinema e dei comics, ammantare tale operazione dell’aura fastosa di una mega produzione hollywoodiana. Budget e cast stellari, smisurate risorse tecniche e umane, ultimi ritrovati in campo effettistico/tecnologico e titaniche impalcature di diffusione pubblicitaria planetaria, da quella pioneristica scommessa della Warner, costituirono il dictat delle produzioni di genere fino al fertile rinverdimento degli anni 2000. L’impronta epica data alla sceneggiatura da un quartetto con in testa il Mario Puzo de Il Padrino (a cui va inoltre aggiunto Tom Mankiewicz, non accreditato), è la scia che Superman lascia dietro di sé come punto di riferimento drammaturgico dei cinefumetti. Il racconto delle origini dell’Uomo d’Acciaio ripercorre il suo allontanamento ancora in fasce dal pianeta natale Krypton, l’arrivo sulla Terra e il ritrovamento del pargolo ad opera dei coniugi Kent fino all’inserimento nella società sotto le sembianze del goffo e ingenuo giornalista Clark Kent, maschera occhialuta necessaria a nascondere la vera identità dell’uomo dagli straordinari poteri sovrumani.


«Questo è il regalo di un piccolo e distante pianeta. Stiamo cercando di sopravvivere ai nostri tempi, ma potremmo farlo nei vostri. Noi speriamo un giorno, dopo aver risolto i problemi che stiamo affrontando, di congiungerci in una comunità di civiltà galattiche. Questa registrazione rappresenta la nostra speranza, la nostra determinazione e la nostra buona volontà in un vasto ed impressionante universo» (Jimmy Carter, 1977). Alle parole dell’allora presidente degli Stati Uniti, incise nel messaggio indirizzato ad un auspicato destinatario trans-galattico, e lanciate assieme alla sonda Voyager 1, una delle prime ad essere spedite fuori dal nostro sistema solare, rispondono ad appena un anno di distanza quelle di Marlon Brando rivolte al piccolo Kal-El in viaggio attraverso l’universo. E al mito del Superman cinematografico fa eco un’intera nazione che nell’anelito di dimostrare il proprio valore al di là dei confini planetari brama l’occasione di un riscatto etico e morale a conclusione di un decennio di svilimenti ideologici, umiliazioni e scoramento collettivi strascicati dal Vietnam e dallo scandalo del Watergate. Lungi dal volersi immettere su binari nazionalistici, o incarnare divergenze e correnti del microcosmo più strettamente politico, Superman raccoglie il comune afflato della società americana – e in un senso più ampio, terrestre di ogni età ed epoca – rivolto ai grandi valori di giustizia e onestà, intravedendo in un personaggio dal curriculum ideologico impeccabile, probo, invincibile, incorruttibile, inverosimile e – per l’appunto – extraterrestre, la possibilità di disinfettare e disintossicare, quantomeno momentaneamente, quantomeno in sala, le ferite e i solchi putrescenti della contemporaneità. E nell’ameno Christopher Reeve, il garante fisiognomico di un tale salubre e dignitoso anelito.



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