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Miele

23/05/2013 11:00

Martina Calcabrini

Recensione Film,

Miele

Dopo una carriera attoriale piena di successi - basti pensare a prodotti come Respiro e Texas, Valeria Golino esordisce in cabina di regia firmando la sceneggia

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Dopo una carriera attoriale piena di successi - basti pensare a prodotti come Respiro e Texas, Valeria Golino esordisce in cabina di regia firmando la sceneggiatura e la regia di una drammatica e teatrale trasposizione cinematografica del romanzo Miele di Angela Del Fabbro.


Irene (Jasmine Trinca) è una ragazza di trent'anni che, dopo aver visto sua madre morire lentamente a causa di un tumore, decide di aiutare i malati terminali a porre fine alle loro sofferenze. Quando l'ingegner Grimaldi (Carlo Cecchi), un settantenne in ottima salute, decide di morire grazie al loro "farmaco della morte", la ragazza metterà in discussione il suo operato e i propositi che la muovono.


Vetri smerigliati, porte scorrevoli e corridoi bui e polverosi dividono gli ultimi abbracci disperati di persone prossime alla morte e la giovane donna che porrà fine al loro dolore. Per rendere il boccone meno amaro, Irene sceglie un sottofondo musicale, apre le persiane delle finestre e recita parole di conforto fino all'ultimo respiro del paziente. Vero e proprio angelo della morte, si reca in Messico per comprare il Lamputal, un barbiturico veterinario che, preso ad ampie dosi, causa la morte dell'uomo in pochi minuti. La regista, vicina moralmente e spiritualmente alla sua protagonista, ne sposa ogni azione, ogni pensiero, ogni parola. La macchina da presa ne segue i passi, le si avvicina tanto da accarezzarla e sembra tenerle la mano nei momenti di debolezza. Il suo incontro con l'ingegner Grimaldi le permette di conoscere la bellezza di un rapporto paterno fatto di alti e bassi, di contraddizioni ma anche, e soprattutto, di delucidazioni su una vita dolceamara difficile da accettare. Valeria Golino esordisce con un argomento difficile e scomodo ma altamente coraggioso. Pur non potendo vantare una sceneggiatura brillante, Miele gode della presenza scenica di un grande Carlo Cecchi e di una brava Jasmine Trinca - seppur non ai livelli di La meglio gioventù - e si rivela un'opera valida nel trattare un tema difficile come quello dell'eutanasia vista come scelta personale di ogni individuo dotato di libero arbitrio.



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