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I Love One Direction

25/05/2013 10:00

Vito Sugameli

Recensione Film, film-musicale, one-direction,

I Love One Direction

La risposta inglese al giovane dominatore delle classifiche americane Justin Bieber è un gruppo formatosi quasi per caso durante la versione inglese del talent

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La risposta inglese al giovane dominatore delle classifiche americane Justin Bieber è un gruppo formatosi quasi per caso durante la versione inglese del talent show X-Factor. Che i 5 membri dei One Direction (abbreviato 1D) abbiano talento, quel fattore x che li differenzi dalla massa, è fuori discussione: a nulla valgono le critiche di alcuni giornalisti musicali (qualche esaltato li ha perfino paragonati ai Beatles) o gli sfottò dei blogger di fronte ai vari sold out, alle visualizzazioni dei loro video su YouTube in continuo aumento e all'invasione della loro musica su tutti i media di ultima generazione. I One Direction sono trendy anche per il modo in cui fidelizzano i fan e per l'utilizzo che fanno del look – e generalmente della bellezza – come mezzo di comunicazione. La loro è pop music orecchiabile, una via di mezzo tra Pink e i McFly, prevalentemente sentimentale con qualche timida contaminazione rock – i punti di riferimento sono i Clash, ma anche Freddy Mercury e i Queen (Rock Me, incluso nell'album Take Me Home del 2012) – che attira un numero spropositato di persone, clamorosamente non tutte under 15. Tutte le loro canzoni parlano d'amore (tema gettonatissimo a quell'età) e infondono messaggi di speranza contro le insicurezze quotidiane. A conferma di ciò, sui social network il loro successo è inarrestabile: sono circa 15 milioni i contatti Facebook e oltre 12 milioni i followers su Twitter.


Con una fanbase così imponente, per la specialista dei documentari musicali (non ufficiali) Tara Pirnia – regista e produttrice di Justin Bieber: This Is My World, Beyonce: Destined for Stardom, Amy Winehouse: Never Forgotten, Lady Gaga: On the Edge – era scontato proporre una sua visione del fenomeno giovanilistico più sensazionale dalla nascita dei talent show inglesi. In I Love One Direction le frivolezze abbondano: fan fiction, glamour, esaltazione del bello, gossip, fanatismo, curiosità. Dopo una breve premessa circa la loro nascita televisiva, la regista - che evidentemente non conosce il significato del termine super partes - presenta i membri della boy band come il nuovo modello di riferimento, in una sequela di sviolinate ridondanti che allontanano qualsiasi forma critica sui teen idol più gettonati del momento. Poche le interviste interessanti - ridotti all'osso i filmati inediti - e molti invece i contributi delle directioners sfegatate. È vero, i One Direction sono più di una boy band costruita a tavolino: rappresentano la moda, ma saranno anche le meteore di cui un giorno qualche sociologo si servirà per ricordare l'appiattimento culturale vissuto in questi anni. Come le Spice Girls o i Take That furono per gli anni novanta, i One Direction, con i versi rassicuranti delle canzoni e la loro bellezza quasi androgina, nascono per alimentare le fantasie e le voglie dell'attuale generazione di ascoltatori. Con tutta probabilità, per conoscere la musica e per avere un'impronta più critica sui 1D, dovremo attendere il prossimo film sulla band - il primo ufficiale - dal titolo One Direction: This Is Us, diretto da Morgan Spurlock (Super Size Me) e realizzato in stereoscopia durante il loro primo concerto a Tokyo.


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