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The Expatriate

05/06/2013 11:00

Martina Calcabrini

Recensione Film,

The Expatriate

Dopo il successo di Erased, il regista tedesco Philipp Stolzl dirige un thriller ad alta tensione che racconta la storia di un uomo privato del lavoro, dei sold

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Dopo il successo di Erased, il regista tedesco Philipp Stolzl dirige un thriller ad alta tensione che racconta la storia di un uomo privato del lavoro, dei soldi e della patria, pronto a sacrificare tutto quello che possiede per rivendicare la propria identità, reale o fittizia che sia.


Ben Logan (Aaron Eckhart) è un ex agente della CIA che, dopo la morte della moglie, si trasferisce in Belgio insieme alla figlia Amy. Lui inizia a lavorare per la "divisione sicurezza" della Halgate Group, una delle più importanti multinazionali dello Stato, e lei sembra riuscire subito ad adattarsi alle regole della nuova scuola. Un giorno, però, Ben trova l'ufficio vuoto, i colleghi morti e la sua identità completamente cancellata.


The expatriate è indubbiamente un thriller carico di adrenalina e di emozioni forti, che balza tra uccisioni moleste, pianificate e a sangue freddo. Scambi di persona, identità manomesse e vite interrotte dominano costantemente lo scenario in cui i due protagonisti, comportandosi in modo studiato e camaleontico, sono costretti a barcamenarsi tra una (dis)avventura e l'altra. Nessuno è mai chi dice di essere e niente è come sembra poichè tutto pare - ed effettivamente è - dominato dal caso. Perfettamente coscienti delle proprie identità, pur non possedendo dati per dimostrarlo, Ben e Amy lottano contro il tempo, contro i loro simili e persino contro quella parte razionale di se stessi che li obbliga ad arrendersi all'evidenza dei fatti. Aaron Eckart interpreta in modo magistrale un personaggio freddo e spietato che, liberatosi di uno schema di gioco troppo lontano dai propri valori, mangia lentamente - e senza alcuna pietà - prima le pedine avversarie e poi quelle del proprio schieramento. Padrone assoluto della contesa e demiurgo di se stesso, Eckhart vince la partita e spartisce il premio con il suo regista. Grazie ad una buona sceneggiatura e a una musica evasiva di ultima generazione, The expatriate si rivela un buon prodotto di genere capace di coinvolgere e divertire tutti gli spettatori che vogliono scoprire le due facce della stessa medaglia.



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