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Il futuro

21/06/2013 11:00

Paolo Sammati

Recensione Film,

Il futuro

Bianca (Manuela Martelli) e Tomàs (Luigi Ciardo) sono due adolescenti che, rimasti improvvisamente orfani, si ritrovano abbandonati a se stessi nella loro casa

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Bianca (Manuela Martelli) e Tomàs (Luigi Ciardo) sono due adolescenti che, rimasti improvvisamente orfani, si ritrovano abbandonati a se stessi nella loro casa della periferia di Roma. Spinti da due piccoli delinquenti che si fingono loro amici (Nicolas Vaporidis e Alessandro Giallocosta), i ragazzi si addentrano progressivamente sulla via del crimine e della prostituzione. Per risolvere i loro problemi economici, i quattro decidono di derubare un vecchio bodybuilder cieco (Roger Hauer) che negli anni ’60 interpretava il ruolo di Maciste al cinema. Bianca dovrà avvicinarlo tentando di trovare la cassaforte all’interno della sua grande casa, ma col tempo scoprirà di avere a che fare con un uomo dal cuore grande che la farà sentire al sicuro.


Tratto dal romanzo di Roberto Bolaño, Un Romanzetto Lumpen, edito in Italia nel 2003 da Sellerio, il terzo lungometraggio di Alicia Scherson “può essere visto - secondo la stessa regista cilena - come una nuova puntata nella saga di Maciste, dove la damigella inerme alla fine sarà, come sempre, salvata. Questa volta però la ragazza dovrà trovare la via della redenzione da sola, abbandonando il suo eroe per scomparire e prepararsi ad una nuova avventura“. Molto apprezzata dalla critica in occasione del suo film d’esordio Play, la Scherson descrive qui la solitudine e l’abbandono di una famiglia di immigrati che al momento del bisogno non ha nessuno su cui contare, tentando di inserire la narrazione nella caotica e apocalittica cornice della periferia romana, una realtà fatta di grandi palazzi anonimi dove le individualità vanno inevitabilmente perdendosi, di gruppi di giovani fascisti che pattugliano le strade, di adolescenti che non osano pensare al domani a causa dell’immediata incombenza del presente.


Dopo la morte dei genitori, Bianca e Tomàs tentano di proseguire le loro vite nonostante gli inevitabili cambiamenti che la nuova situazione impone: devono trovarsi un lavoro, fare i conti con gli assistenti sociali, pagare le bollette. Bianca è una ragazza forte, risoluta, ma è certamente troppo giovane per non cedere al fascino delle proposte vantaggiose, dei soldi facili e, in seguito, di un uomo che vive da eremita all’interno di una villa/tempio, circondato dai fantasmi del passato. La catarsi della giovane protagonista seguirà quindi un movimento ascensionale, dal degrado della prostituzione al progressivo riscatto guidato dal malinconico gigante cieco, che a sua volta si rivela personaggio bisognoso di affetto, di comunicazione, abbandonato, anche lui, dalla vita. Maciste e Bianca hanno bisogno l’uno dell’altra, ma solo per la ragazza il futuro ha qualcosa in serbo: l’ex attore è al capolinea, e Bianca rappresenta un ultimo spazio di luce prima dell’oblio. Nonostante degli spunti narrativi interessanti e delle trovate registiche non indifferenti (curiosa la citazione iniziale a Shining, con la macchina da presa che segue l’auto dei genitori di Bianca e Tomàs), Il futuro è un film che accusa difetti consistenti: dalla vacuità dei personaggi di Giallocosta e di Vaporidis (qui anche in veste di produttore associato) alla discutibile scelta di un ritmo narcotico, dalla recitazione non proprio inattaccabile di tutto il cast (Hauer compreso) alla mancanza di un vero scatto lirico, di un climax che elevi la narrazione al di sopra della non troppo latente sensazione di noia che si prova durante i 94 minuti di durata.


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