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The Lone Ranger

02/07/2013 11:00

Martina Calcabrini

Recensione Film,

The Lone Ranger

Una tragicomica trasposizione cinematografica dell'omonimo racconto western

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Un guerriero solitario, deluso dalla vita e arrabbiato con il mondo attraversa le desolate lande del west, trascinando la sua opaca esistenza con passi lenti e affaticati che nascondono una rabbia repressa in cerca di giustizia. Gore Verbinski, dopo il successo della saga di Pirati dei Caraibi e di Rango, torna dietro la macchina da presa per realizzare The Lone Ranger, tragicomica trasposizione cinematografica dell'omonimo racconto western.


San Francisco, 1933. In un parco divertimenti attrezzato per "far rivivere il selvaggio West così com'era una volta", un bambino entra nel museo delle cere e si ferma ad ammirare la statua del vecchio guerriero indiano Tonto (Johnny Depp). L'uomo, improvvisamente animato, gli racconta la vera storia di John Reid (Armie Hammer), diplomatico avvocato che, davanti alla brutale uccisione del fratello, decise di diventare il famoso Cavaliere Mascherato, disposto a tutto pur di fermare la violenza e la corruzione dilagante nel Paese.


Una vita passata a inseguire un ideale astratto di giustizia, un'esistenza vissuta a difendere i diritti dei più deboli, un'anima votata al rispetto delle regole. All'insegna di aulici valori e autentiche virtù, il cavaliere solitario indossa una maschera che gli copre il volto per impedire che la sua identità metta in pericolo le persone che ama. Cavalca il suo bianco destriero lungo impervie terre desertiche, combatte sui tetti delle case e sconfigge i nemici tenendosi in equilibrio sulle sbilenche carcasse dei primi treni a vapore. Affronta le ingiustizie tenendo sempre presente gli insegnamenti di vita - civile e sociale - di Locke, cattura i criminali, li sottopone a giudizio e poi, eventualmente, li punisce. La limpida fotografia di Bojan Bazelli (L'apprendista stregone), divisa tra immense pianure e aguzze montagne, viene sporcata dal sangue delle vittime versato per una spasmodica e perversa brama di ricchezza. Un'oscura nube di corruzione, dunque, avvolge gli uomini e ne cattura l'anima, riducendoli a fantasmi sbiaditi e a ombre putrefatte senza un briciolo di umanità. Un unico, piccolo, palloncino rosso nei primi fotogrammi della pellicola, vola via nel cielo, portando con sè l'innocenza infantile e l'illusione di un mondo migliore. La mano esperta di Verbinsky vigila le azioni dei suoi personaggi, ne condivide le emozioni e, supportato dall'enfatica colonna sonora di Hans Zimmer, ne guida le mosse. Narratore onniscente che sceglie di non intromettersi nella narrazione, elegge il protagonista come demiurgo incontrastato degli eventi, capace di bilanciare la propria sete di vendetta con l'universale ricerca di onestà. Pur presentando rimandi a Pirati dei Caraibi e ai giochi illusionistici di Sleepy Hollow, The Lone Ranger si rivela un'intensa pellicola western che, divincolandosi tra avventura, humor nero e di azione, ricorda agli spettatori che esiste sempre un tempo in cui anche un brav'uomo può trovarsi costretto a indossare una maschera.


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