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Elysium

06/08/2013 10:00

Marco D'Amato

Recensione Film,

Elysium

Neil Blomkamp modernizza e concretizza il concetto dei Campi Elisi

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Nella mitologia greca e in quella romana, i Campi Elisi sono la dimora delle anime degli uomini amati dagli dei in vita. Il regista sudafricano Neil Blomkamp modernizza e concretizza il concetto, anche se in un quadro sociologico piuttosto semplicistico, rendendo l'Elisio del futuro una sorta di Eden spaziale a cui è permesso l'ingresso solo alla crema dell'alta società.


Nel 2154 la Terra è ormai sovrappopolata, inquinata e assolutamente inospitale: le classi più ricche creano così una sorta di pianeta satellite orbitante trasferendovisi in massa: clima salubre, temperatura controllata, cure mediche avanzate, qualità della vita elevatissima. Ai poveri non rimane che barcamenarsi in un pianeta che non ha più nulla da offrire e trasformato ormai in una gigantesca baraccopoli. Tutti i tentativi di raggiungere clandestinamente Elysium vengono soffocati nel sangue dai robot guidati dall'arrogante Ministro della Difesa Delacourt (Jodie Foster). Max (Matt Damon), dopo anni di furti e rapine, inizia a lavorare alla fabbrica dei robot di Elysium ma un incidente lo condanna a cinque giorni di vita: la sua unica speranza è poter raggiungere Elysium per curarsi. Nella lotta per la sopravvivenza si ricongiunge all'amica d'infanzia Frey (Alice Braga) la cui figlia sta morendo di leucemia, incontrando l'aiuto del trafficante Spider (Wagner Moura) che a sua volta vede in Max la chiave per poter raggiungere Elysium. Sulla loro strada il sadico Agente Kruger (Sharlto Copley) li attende.


Blomkamp riprende alcuni dei temi già trattati in District 9, l'umanità fisicamente divisa tra ricchi e poveri, le baraccopoli, l'ancora di salvezza che incombe nel cielo terrestre: ridotta praticamente allo stato ferino quella più povera, rintanata nelle proprie abitazioni fatiscenti e pronta a tutto per cercare di entrare clandestinamente in “paradiso”; senza più alcuna pietà per i propri simili quella più ricca che evita di mettere piede nella contaminata atmosfera terrestre e non esita a massacrare chi prova a introdursi illegalmente nel loro nuovo mondo. Il regista accentua questa totale mancanza di calore e umanità giocando con un mondo completamente automatizzato e non più in grado di sdrammatizzare anche nelle situazioni peggiori: l'arresto di Max, l'udienza dal giudice robot e la diagnosi del dottore dopo l'incidente diventano rapidamente un dialogo tra sordi. Il film lascia però rapidamente l'atmosfera da apocalisse fantascientifico per diventare un solido action-movie sicuramente godibile ma senza grandi picchi, scorrendo via tra esplosioni e combattimenti da manuale del cinema di genere. Gli attori, Matt Damon in testa, si limitano a svolgere ordinatamente il loro compito conferendo all'operazione un'atmosfera poco coinvolgente con sottotrame relegate sullo sfondo senza alcun risalto. Interessante l'idea di affidare a Sharlto Copley, l'ingenuo eroe di District 9, la parte del brutale villain.


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