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Kick-Ass 2

27/08/2013 10:00

Erika Pomella

Recensione Film, CineComics, marvel-comics, kick-ass,

Kick-Ass 2

«Possedevo solo un’innata abilità nel prendere calci in culo»...

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«Possedevo solo un’innata abilità nel prendere calci in culo». Sono queste le parole che Dave (Aaron Taylor-Johson) utilizza per descrivere se stesso al mondo cinematografico che ancora non sa cosa aspettarsi dal film Kick Ass. L’anno è il 2010 e non sono in molti a scommettere sulla buona riuscita di una pellicola tratta dal fumetto omonimo, incentrata sulla storia di un ragazzo che decide di mascherarsi e di diventare una sorta di copia conforme di tutti i supereroi di cui ha letto. A distanza di tre anni il film di Matthew Vaughn è diventato un vero e proprio cult; non era dunque difficile indovinare l’avanzata di un sequel pronto a cavalcare l’onda, sebbene il regista del primo episodio (pur rimasto nella troupe in veste di produttore), abbia lasciato il posto a Jeff Wadlow.


Dopo la morte di Big Daddy (Nicholas Cage), l’eroina Mindy/Hit Girl (Chloe Grace Moretz) è divisa tra le sue due identità: da una parte il costume di Hit Girl, dall’altra una ragazzina che attraversa l’adolescenza sotto l’occhio vigile di Marcus, a cui ha promesso di smettere i panni dell’eroina per una vita normale. Nel frattempo Dave (Aaron Taylor-Johson), che sente la mancanza dei giorni di gloria in cui pattugliava le strade nella tuta verde di Kick-Ass, decide di unirsi ad un gruppo di supereroi, capitanati dal Colonnello Stars and Stripes (Jim Carrey), che si fanno chiamare Justice Forever. Ben presto, però, questi supereroi sui generis dovranno vedersela con la rabbia di Red Mist (Christopher Mintz-Plasse), ribattezzatosi The Mother Fucker, che vuol vendicarsi di Kick Ass, responsabile della morte del padre e che metterà su una squadra di superbad per riuscire nel suo intento.


A far emergere la natura di Kick Ass 2 è una maglia che il protagonista indossa, su cui campeggia la scritta Io odio i reboot. Molto più che un insulso sequel, l’intelligente rilettura del comic da cui proviene conferisce estrema importanza all’evoluzione dei personaggi messi in scena, senza però ricorrere a cambiamenti tanto forzati e repentini da apparire innaturali. Il collegamento drammaturgico tra la prima pellicola e il film di Wadlow crea un ponte ideologico ben solido e strutturato. Il regista, che come stile visivo si mantiene fedele a quanto fatto da Matthew Vaughn, punta sull’evoluzione, abbandonando le problematiche di un liceale sfigato in cerca di giustizia, portando quest'ultimo in un mondo adulto, dove la violenza si nasconde in ogni angolo e dove le scelte personali si riflettono sulle persone intorno, in una sorta di effetto farfalla. Pur non riuscendo a toccare gli apici raggiunti dalla prima trasposizione – anche per via di alcune cadute in fase di script piuttosto trash – Kick-Ass 2 si impegna a staccarsi dal precedente episodio, affermandosi pur sempre come prodotto di puro intrattenimento che diverte e appassiona. Questo anche grazie ad un cast che, se per i giovani protagonisti riconferma se stesso, dall’altra si arricchisce di new entry, sulle quali brilla il volto e l’interpretazioni di un eccellente Jim Carrey.


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