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Il potere dei soldi

11/09/2013 11:00

Roberto Semprebene

Recensione Film,

Il potere dei soldi

La competizione nel mondo del business conosce pochi o nessun limite, ce lo insegna la vita, ce lo racconta da sempre anche il cinema - basti pensare a Wall Str

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La competizione nel mondo del business conosce pochi o nessun limite, ce lo insegna la vita, ce lo racconta da sempre anche il cinema - basti pensare a Wall Street. Il Potere dei Soldi si cala perfettamente in questo solco con una sceneggiatura probabilmente fin troppo prevedibile, ma non necessariamente mal scritta o fastidiosa.


Adam (Liam Hemsworth) è un giovane ambizioso, impiegato in una società tecnologica di altissimo profilo, diretta dal dispotico Nicolas Wyatt (Gary Oldman). La società di Wyatt è da sempre in competizione con la Eykon, colosso facente capo all’ex mentore dello stesso Wyatt, Jock Goddard (Harrison Ford). Per riuscire ad avere informazioni sul rivoluzionario smartphone che la Eykon si appresta a lanciare, Wyatt non si farà scrupoli nel costringere Adam ad infiltrarsi nella società concorrente, minacciando l’incolumità sua e dei suoi amici per ottenere una vittoria sull’odiato rivale. L’ingresso nei vertici del capitalismo americano è l’obiettivo che Adam si è preposto da sempre e, se anche le modalità che glielo consentono sono tutt’altro che lecite e sicure, il fascino esercitato sul ragazzo da ricchezza e potere sarà secondo solo a quello di Emma (Amber Heard), la Direttrice Marketing della Eykon con la quale nascerà una storia d’amore fatta di attrazione e competizione e messa a rischio dalle reali finalità dell’inserimento di Adam in azienda.


A dirigere il film è Robert Luketic, che pur scadendo a volte nel televisivo e inserendo un’eccessiva dose di sequenze d’ambiente sulla città di New York - caratterizzate da un effetto CSI - compone un thriller onesto, in grado di diventare divertente grazie soprattutto a un Harrison Ford in versione Steve Jobs - ma con ancora più lati oscuri dell’originale - e i dialoghi che intrattiene con il collega Oldman, meno brillante ma efficace nel rendere il viscido e invidioso Wyatt. Interessante anche la caratterizzazione dei personaggi secondari, fra i quali spicca la figura del padre di Adam, affidata al veterano Richard Dreyfuss, mentre sul piano dei temi affrontati dal film bisogna registrare come la paura dell’eccesso di tecnologizzazione delle nostre vite, al pari con l’impossibilità di garantirsi una reale privacy, rappresentino sia un messaggio al pubblico che l’elemento di svolta della narrazione. Il tutto naturalmente rinforzato dal classico insegnamento: “stai attento a cosa desideri, potresti ottenerlo”.



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