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Sarebbe stato facile

01/10/2013 11:00

Gabriele di Grazia

Recensione Film,

Sarebbe stato facile

Il comico toscano Graziano Salvadori è regista di questa singolare commedia dal titolo polemico, Sarebbe stato facile, che affronta il delicato tema dell’imposs

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Il comico toscano Graziano Salvadori è regista di questa singolare commedia dal titolo polemico, Sarebbe stato facile, che affronta il delicato tema dell’impossibilità delle coppie omosessuali di formare una famiglia e dare affetto ai figli nell’Italia di oggi. Nata da una riflessione scaturita tra Salvadori ed un suo amico gay, l’idea di girare una pellicola con al centro le travagliate vicende amorose di due coppie omosessuali italiane ha preso pian piano forma, e si è trasformata in un autentico viaggio interiore del regista attraverso la propria voglia di comprendere dinamiche solo apparentemente a lui estranee.


Luigi (Graziano Salvadori), Marco (Niki Giustini), Antonella (Katia Beni) e Mara (Beatrice Maestrini) condividono un segreto: per non essere giudicati dalla gente della piccola cittadina in cui vivono fingono di essere due coppie eterosessuali molto unite, ma in realtà Luigi ama Marco, e Antonella è pazza di Mara. Il gioco regge finché la voglia di sposarsi e formare finalmente una famiglia prende il sopravvento. I quattro prendono coraggio e decidono che l’unica soluzione possibile sia quella di portare avanti il segreto fino ad un matrimonio di copertura che renda amici e parenti felici e contenti. Nel frattempo anche Marina (Cristina De Pin) e Giovanni (Alessandro Paci) hanno deciso di coronare il loro sogno d’amore, ma tra i due si insinua presto il fantasma dell’incomunicabilità che rischia di mandare tutto a monte.


L’opera prima di Graziano Salvadori può essere definita sperimentale: composta da un unico flashback, alterna momenti altamente e volutamente trash (come quelli che vedono coinvolto Franco Trentalance), ad altri più drammatici e commoventi, sfociando, spesso, nel surreale. Ciò che però cattura l’attenzione dello spettatore è l’apparente amatorialità dell’intera operazione che vede gli attori liberi di improvvisare sullo sfondo di una messa in scena incredibilmente minimale. Grazie ad un’interpretazione fresca e genuina, che veicola splendidamente il messaggio potente ed universale della storia, si riesce a sorvolare sulle tante ingenuità che caratterizzano questa operazione low budget. Sarebbe stato facile mette in scena la nota ed irriverente comicità toscana per far riflettere il pubblico su alcune questioni che, a causa del perbenismo dilagante che attanaglia la nostra società, sono considerate ancora tabù. Il regista, con spiccato ottimismo, guarda ad un futuro scevro da ogni pregiudizio, e riesce a trasportare il pubblico nel suo bizzarro mondo con la promessa di fargli guardare la realtà di tutti i giorni con occhi diversi ed una rinnovata fiducia nel cambiamento. Degna di nota la voce narrante affidata all’inconfondibile “toscanaccio” Novello Novelli.



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