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L'ultima foglia

21/10/2013 11:00

Gabriele di Grazia

Recensione Film,

L'ultima foglia

Leonardo Frosina, classe 1976, di Castelvetrano, provincia di Trapani, una lunga gavetta come regista di corti e assistente alla regia di lungometraggi e cortom

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Leonardo Frosina, classe 1976, di Castelvetrano, provincia di Trapani, una lunga gavetta come regista di corti e assistente alla regia di lungometraggi e cortometraggi, approda sul grande schermo con L’ultima foglia, storia drammatica di un amore messo a dura prova tra una musicista ed un metronotte, entrambi siciliani trasferitisi a Roma per motivi di lavoro, confinati nella fumosa periferia della metropoli che sembra aver di colpo dilatato le distanze tra di loro. Prodotta da Barbara Bruni, Manila Mazzarini e Silvia Ricciardi, la pellicola è distribuita in poche sale italiane.


La storia d’amore tra Zeno (Fabrizio Ferracane) e Rossana (Giorgia Cardaci), lui metronotte, lei musicista, è sconvolta all’arrivo dei due nella Capitale: Rossana, a causa del trasferimento, perde il lavoro e, non riuscendo a reagire, rimane chiusa in se stessa aspettando un segnale di riavvicinamento da parte del marito. Giorno dopo giorno, però, Zeno diviene sempre più sfuggente. L’uomo, infatti, passa le proprie notti immerso nel suo lavoro in compagnia del collega, Tom (Alfio Sorbello), e al mattino, tornato a casa, va a dormire salutando a malapena la moglie. Le distanze diventano incolmabili quando, durante uno dei turni notturni, Zeno conosce Ela (Kristina Cepraga), una giovane barista straniera in cui egli vede una scappatoia da tutti i suoi problemi. Nel frattempo Rossana scopre di essere incinta.


Pervaso da un interessante minimalismo introspettivo, il lavoro del regista siciliano racconta, in modo sincero, il dramma vissuto dalle molte coppie di oggi, sempre più schiacciate dalla precarietà del lavoro che rischia di spezzare le ali di ogni progetto familiare futuro, senza scadere mai nel facile stereotipo. A scuotere lo spettatore sin dalle primissime inquadrature è una stasi perpetua in cui i protagonisti si ritrovano bloccati, fantasmi condannati ad osservare lo scorrere del tempo senza mai poter realmente cambiare il corso degli eventi. Complice una periferia romana indagata in lungo e in largo, dal Pigneto al quartiere Eur, che riflette lo stato d’animo di Zeno e Rossana, e che viene descritta come un luogo fuori dal tempo, oscuro, quasi onirico. Punto di forza l’uso ripetuto della macchina a spalla con cui il regista segue quasi morbosamente i movimenti degli attori, catturati in piani il più possibile stretti e claustrofobici, e che rende l’atmosfera del film ancora più grave. Non si può non rimanere affascinati dalla fluidità del racconto e dalla potenza di quei silenzi che accompagnano gli interpreti lungo le strade umide e fosche della città, riflesso dell’anima di ognuno di noi. L’ultima foglia è, dunque, un’interessante opera prima avvolta nel buio della notte; la dimostrazione che avere pochi mezzi a disposizione non rappresenta necessariamente un gap insormontabile.



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