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Zoran - Il mio nipote scemo

30/10/2013 12:00

Erika Pomella

Recensione Film,

Zoran - Il mio nipote scemo

Paolo Bressan (Giuseppe Battiston) è un quarantenne alla deriva, che passa gran parte delle sue giornate tra le pareti umide di un’osteria...

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Paolo Bressan (Giuseppe Battiston) è un quarantenne alla deriva, che passa gran parte delle sue giornate tra le pareti umide di un’osteria. Qui, tra un bicchiere e un altro, sotto lo sguardo di Giustino (Teco Celio), Paolo, bugiardo patentato e alcolizzato a tempo perso, cerca un modo per riconquistare l'ex moglie Stefania (Marjuta Slamic). Tutto cambia quando nella vita di Paolo irrompe Zoran (Rok Prasnikar), un lontano nipote lasciato in eredità – alla stregua di un oggetto – da una zia slovena ormai morente. Sin dall’inizio Paolo mostra il suo fastidio per la responsabilità che è chiamato a ricoprire. Come se non bastasse questo Zoran parla in modo strano e sembra ad un passo dal ritardo mentale. In realtà, come Paolo scoprirà presto, Zoran è un vero campione nel lancio delle freccette. Talento, questo, che spinge Paolo a iscrivere il nipote ad un torneo che prevede un montepremi di sessanta mila euro, una svolta per un uomo che vive servendo, quasi con disprezzo, cibo alla mensa per gli anziani. Che Zoran sia la via d’uscita per Paolo da una vita miserevole e senza alcuno scopo?


Zoran – Il mio nipote scemo porta in primo piano il coraggio del proprio regista: Matteo Oleotto pone al centro del proprio racconto un personaggio profondamente negativo; non tanto per qualche efferata azione, quanto piuttosto per una vera e propria predisposizione d’animo. Paolo Bressan è fondamentalmente un uomo antipatico, un mezzo alcolizzato che passa metà del suo tempo a piangersi addosso, avvolto in una veste di inerzia che lo rende profondamente fastidioso. Eppure, a dispetto delle premesse, il film funziona, anche grazie a Giuseppe Battiston che riesce a calarsi nei panni del quarantenne fallito, spingendo il pubblico a provare simpatia. Ed è nella descrizione di questo personaggio agli antipodi del gusto e dell’empatia del pubblico che Oleotto riscatta la propria pellicola dall'offerta cinematografica italiana impantanata nel fango dei cliché e della retorica. Certo, Zoran – Il mio nipote scemo non è un film perfetto. Se è possibile apprezzarne l’originalità dell’ambientazione - Gorizia - e un certo sguardo malinconico e insieme poetico, che si concretizza attraverso l’offerta di vini friulani, Zoran percorre comunque un sentiero spesso puntellato da situazioni già viste. Su tutte, la forte avversione che Paolo prova all’inizio nei confronti di Zoran, sembra sfociare inevitabilmente in un incontro/scontro che porterà il protagonista a risvegliarsi dalla trance in cui si era gettato, cercando di riprendere in mano la propria vita. Detto questo, nonostante in più punti la regia di Oleotto perda in freschezza, il film rimane comunque un prodotto molto interessante, dove divertimento e malinconia vanno di pari passo.



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