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Gods Behaving Badly

28/11/2013 11:00

Vito Sugameli

Recensione Film,

Gods Behaving Badly

Se gli dei greci fossero ancora vivi, come trascorrerebbero le loro giornate? Non è l'idea del secolo quella che la scrittrice inglese Marie Phillips ha svilupp

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Se gli dei greci fossero ancora vivi, come trascorrerebbero le loro giornate? Non è l'idea del secolo quella che la scrittrice inglese Marie Phillips ha sviluppato in Gods Behaving Badly (2008), curiosa avventura fantastica pubblicata in Italia da Guanda con il titolo Per l'amor di un dio. Prima di lei Douglas Adams con La lunga oscura pausa caffè dell'anima, Neil Gaiman con American Gods e Rick Riordan con la saga di Percy Jackson e gli dei dell'Olimpo – badate, la lista potrebbe continuare all'infinito – avevano rielaborato il mito per ritrattare, tra le altre cose, il tema della fede nelle sue più indulgenti e controverse sfaccettature; con risultati per altro più originali e accattivanti dell'esordio alla regia di Marc Turtletaub, produttore candidato all'Oscar per Little Miss Sunshine.


Nell'adattamento cinematografico scritto dallo stesso regista e da Josh Goldfaden, l'azione da Londra si sposta a New York dove gli dei dell'Olimpo vivono in condizioni fortuite, costretti a lavori non troppo decorosi e privati dei loro poteri. Persone comuni in mezzo alla gente comune. Artemide (Edie Falco) fa la dog-sitter, Afrodite (Sharon Stone) presta la voce per una chat-line erotica, Dioniso (Nelsan Ellis) gestisce un night club, Eros (Gideon Glick) si è convertito al cattolicesimo, Ares (Will Swenson) istiga alla ribellione mentre Apollo (Oliver Platt) è diventato un personaggio televisivo. A complicare i loro rapporti ci pensa Kate (Alicia Silverstone), una ragazza dolce e ingenua che attirerà le ire di Zeus (Christopher Walken) e Ade (John Turturro).


In Gods Behaving Badly l'attrattiva principale, derivata dal ribaltamento di prospettiva che vede gli dei miserabili e capricciosi in contrapposizione agli esseri umani pacifici e risolutivi, non regge il confronto con l'esuberanza naif tutto sommato apprezzabile del romanzo, occultata dall'incapacità del regista di gestire i tempi comici, di affrontare con ricercatezza visiva e linguistica le situazioni paradossali proposte dalla storia. Ne risulta un disastroso coacervo di luoghi comuni e battute prevedibili che si prolungano fino alla spicciola morale conclusiva - la medesima inscenata nel meraviglioso film d'animazione Dreamworks Le 5 Leggende. Gods Behaving Badly è un commedia romantica a suo modo autoironica che non prende sul serio se stessa né i dogmi della commedia, ma in questa overdose di effetti (poco) speciali, costumi goffi e non-sense a iosa, neppure l'intrattenimento è presente all'appello. Pur facendo i conti con l'imbarazzo e l'inadeguatezza generata da una simile produzione di così basso profilo, gli attori si sforzano visibilmente di ottimizzare lo script, consapevoli di aver dato il consenso a figurare in questo epitaffio cinematografico. Se non si fosse capito, Gods Behaving Badly non è un film kitch o di serie B, semplicemente perché non se lo è posto come obiettivo, con l'aggravante di aver sprecato materiale umano, mitologico e letterario di assoluto spessore.


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