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Un fantastico via vai

12/12/2013 12:00

Gabriele di Grazia

Recensione Film,

Un fantastico via vai

A pochi mesi di distanza da Universitari di Federico Moccia, ecco un altro film che racconta la vita degli studenti fuori sede, questa volta attraverso lo sguar

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A pochi mesi di distanza da Universitari di Federico Moccia, ecco un altro film che racconta la vita degli studenti fuori sede, questa volta attraverso lo sguardo più maturo di un uomo sposato in crisi coniugale ed in fuga dalla monotonia della vita quotidiana. Leonardo Pieraccioni cerca di allargare la sua fetta di pubblico dirigendo una commedia che ammicca ai giovani d’oggi ed allo stesso tempo guarda al passato rendendo omaggio al primo grande successo del regista toscano, I laureati. Nel cast, il solito Massimo Ceccherini, la poliedrica Serena Autieri, Giorgio Panariello, e l’insolita coppia composta da Maurizio Battista e Marco Marzocca.


Arnaldo (Leonardo Pieraccioni) e Anita (Serena Autieri) trascinano una vita coniugale ormai senza passione, giorno dopo giorno, portando le due figlie a scuola e facendo avanti e indietro tra casa e posto di lavoro. Quella che per Arnaldo è una vita tranquilla, però, non gli basta più: avendo 45 anni comincia a farsi delle domande sulla propria esistenza e a tirare delle somme su tutto ciò che lo circonda. Preso dai rimpianti per le tante cose non fatte, e ripensando continuamente alle innumerevoli occasioni perdute per essere davvero felice, l'uomo approfitta di un equivoco con la moglie per andare via di casa e stabilirsi in un appartamento abitato da quattro studenti, tutti ventenni: Edoardo (David Sef), Camilla (Marianna Di Martino), Marco (Giuseppe Maggio), e Anna (Chiara Mastalli). A contatto coi quattro ragazzi il protagonista sembra rivivere una seconda giovinezza: è testimone degli innamoramenti, dei problemi e delle speranze degli studenti con cui, dopo un’iniziale diffidenza, stringe una forte e sincera amicizia. Ma quanto è destinata a durare questa piacevole convivenza? Il passato può davvero rivivere o è forse meglio lasciarlo andare per sempre?


Ciò che stupisce di Pieraccioni è l'innata capacità di interpretare con assoluta leggerezza la realtà di tutti i giorni attraverso l'ausilio della sola macchina da presa. Anche Un fantastico via vai non fa eccezione. Lo scorrere lento del tempo, i personaggi eccentrici e ben inscritti in ruoli facilmente riconoscibili: tutto sembra ricordare una realtà bucolica oggi raramente esistente ed appartenente più alla dimensione della fiaba. Non a caso la storia ed i personaggi vengono introdotti da quello che è ormai il marchio di fabbrica del regista toscano, ovvero la voce narrante del regista, una sorta di moderno “C’era una volta…”. Anche se le situazioni messe in scena non solo non sono originali, ma ricordano oltremodo l’opera mocciana - come la presenza del ragazzo di colore che non riesce ad integrarsi, e le pressioni fatte da alcuni genitori dei ragazzi sulle scelte universitarie e di vita dei propri figli - il film funziona. Il ritmo scorre, le spalle comiche Battista e Marzocca divertono, e Panariello, che qui impersona il padre razzista della fidanzata di Edoardo, stupisce nuovamente nei panni di un personaggio lontano anni luce da quelli a cui è solito prestar volto. Il punto debole dell’opera sono proprio i giovani, tutti fin troppo belli per essere credibili, in particolare Giuseppe Maggio, il cui ruolo non è necessario al prosieguo della vicenda, e Chiara Mastalli, dalla parlata romana cosi accentuata da risultare posticcia e fastidiosa. Tralasciando il solito buonismo del regista de Il ciclone, qui ancora più esasperato che nelle pellicole precedenti, Un fantastico via vai mantiene quel che promette: un’ora e mezza di pura evasione.



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