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Spaghetti Story

18/12/2013 12:00

Gabriele di Grazia

Recensione Film,

Spaghetti Story

La realtà lavorativa di oggi descritta con sincerità

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Classe 1975, romano, Ciro De Caro esordisce nel lungometraggio con una pellicola totalmente indipendente, in cui si raccontano i trentenni di oggi con ironia e forte senso critico, senza scivolare negli stereotipi delle commedie giovanili che tanto successo hanno presso il grande pubblico. Girato in soli 11 giorni, con un’attrezzatura che, a detta del regista, poteva essere inserita nel bagagliaio di un’auto, Spaghetti Story colpisce per il suo linguaggio semplice ed innovativo al tempo stesso. Degna di nota anche l’interpretazione del cast composto da Valerio Di Benedetto, Cristian Di Sante, Sara Tosti e Rossella D’Andrea.


Valerio (Valerio Di Benedetto), ventinove anni, vorrebbe fare l’attore di professione, ma per ora deve accontentarsi di piccoli impieghi part-time non molto remunerativi. Scheggia (Cristian Di Sante) è un pusher che intrattiene loschi rapporti con un criminale cinese. Sicuro di sé e sempre padrone della situazione, vive con la nonna ed è ottimista riguardo il futuro. Giovanna (Rossella D’Andrea), la sorella di Valerio e sempre pronta a dargli una mano economicamente, lavora come massoterapista, ma il suo sogno è quello di diventare una cuoca esperta in cucina cinese. Serena (Sara Tosti) studia ancora. Fidanzata con Valerio, vorrebbe costruire con lui una famiglia, ma al momento i problemi finanziari stanno facendo vacillare il loro rapporto di coppia. Le storie dei quattro protagonisti, già complicate, entrano in rotta di collisione quando nella loro vita irrompe Mei Mei, una giovane prostituta cinese che Valerio vuole salvare a tutti i costi.


Finalmente un prodotto italiano capace di descrivere la realtà lavorativa di oggi con sincerità: non più il centro patinato della Capitale, coi suoi salotti e le terrazze frequentate (inspiegabilmente) da giovani squattrinati, ma la periferia romana, nuda e cruda, coi suoi abitanti. Che si voglia riproporre il più possibile la realtà lo si capisce sin dalle prime inquadrature che prediligono l’uso della macchina a mano. Grazie ad un montaggio veloce e creativo, e agli incredibili tempi comici dei due protagonisti maschili, la pellicola di Ciro De Caro non annoia, nonostante una parte centrale di “assestamento” che risente di un calo di ritmo poco prima che la storia prenda una svolta decisiva. Giova alla narrazione il lavoro svolto da Rossella D’Andrea in corso di sceneggiatura insieme al regista. Il suo punto di vista femminile ci regala due personaggi, quelli di Serena e Giovanna, bene ancorati alla realtà: entrambe devono far fronte ad una situazione economica sfavorevole che mina seriamente ogni loro sogno nel cassetto, e sono affiancate da uomini fragili ed inaffidabili che non fanno altro che peggiorare le cose. Spaghetti Story è la risposta del buon cinema indipendente al grigiore della nostra filmografia contemporanea. Il ritorno alla vera commedia italiana, quella che faceva ridere di un riso amaro e lasciava nello spettatore un retrogusto piacevole e malinconico.



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