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Il segreto di Babbo Natale

27/12/2013 12:00

Martina Calcabrini

Recensione Film,

Il segreto di Babbo Natale

Canti di Natale, luci scintillanti, agrifogli sulla porta...

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Canti di Natale, luci scintillanti, agrifogli sulla porta. L'atmosfera romantica e incantata delle festività avvolge gli ambienti, illumina i paesaggi e rallegra gli animi. Consapevoli del fascino dell'evento, Leon Joosen (animatore de La sirenetta) e Aaron Seelman (editor di Space Chimps 2) esordiscono in cabina di regia con Il segreto di Babbo Natale, una pellicola d'animazione tridimensionale che, accentuando i buoni sentimenti, ipotizza che la bontà natalizia possa scalfire anche i cuori più duri.


Sono passati molti anni da quando Babbo Natale non ha più un laboratorio in cui costruire personalmente i regali per i bambini. Aiutato da ingegnosi elfi che seguono rigidamente i piani di lavoro progettati nella Santech, la fabbrica di doni natalizi, riesce a girare il mondo in una sola notte e ad accontentare tutte le richieste ricevute. L'elfo Bernard, in qualità di "direttore escrementi", desidera ardentemente entrare a far parte della schiera degli inventori Santech ma, ogni anno, fallisce la prova selettiva. Dopo l'ennesimo rifiuto, Bernard, autoconvincendosi di non essere all'altezza delle aspettative altrui, rinuncia ai suoi sogni ma Babbo Natale, affascinato dalla sua originalità, gli rivela il suo misterioso segreto. Quando il perfido Nevill Baddinghton scoprirà la vera posizione del Polo Nord e cercherà di rubare la famosa slitta, l'elfo dovrà trovare il modo per salvare il Natale di tutti i bambini del mondo.


Corse disperate, treni in partenza, viaggi nel tempo. Il Polo Nord in cui vive Babbo Natale non è affatto come lo si immagina. Detentore di un potere sconfinato e di un mistero inarrivabile, il luogo deve essere nascosto all'occhio umano per evitare di essere saccheggiato della sua autenticità. La signora Baddinghton e suo figlio Neville desiderano rubare la slitta con cui Babbo Natale effettua la consegna dei regali nella Notte Santa per carpirne il segreto e diventarne gli unici detentori. In questo modo, il servizio spedizioni Baddingthon diventerà il migliore del mondo, nonché l'unico. La donna, estremamente fredda e distaccata - tanto da ricordare la Crudelia Demon de La carica dei 101, invece di suscitare il terrore dello spettatore, ne provoca la stizza, il disdegno e l'indifferenza perché troppo poco caratterizzata, troppo poco aggressiva, troppo poco carismatica. Suo figlio, poi, sembra un fantoccio, un burattino ingenuo e demotivato che, manovrato esclusivamente dalla madre, non spaventa nessuno, e neanche ci prova. Il piccolo Berard, infine, non vive abbastanza appasionatamente la sua avventura e non riesce a creare un legame empatico con lo spettatore. Con rimandi a pellicole come Ritorno al futuro e Ricomincio da capo, la sceneggiatura di Ricky Roxburgh ha un ritmo estremamente lento, monotono e ripetitivo, cui neanche le musiche di Grant Olding conferiscono vitalità. Il segreto di Babbo Natale non riesce davvero a decollare e si rivela troppo poco coinvolgente per un pubblico che, almeno in clima natalizio, merita di sognare.



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