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I, Frankenstein

23/01/2014 12:00

Marco D'Amato

Recensione Film, Film Horror, frankenstein,

I, Frankenstein

L’australiano Stuart Beattie, conosciuto principalmente per aver scritto il soggetto di Collateral e aver collaborato alla sceneggiatura di due episodi della se

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L’australiano Stuart Beattie, conosciuto principalmente per aver scritto il soggetto di Collateral e aver collaborato alla sceneggiatura di due episodi della serie Pirati dei Caraibi, si cimenta per la seconda volta dietro la cinepresa (dopo Il domani che verrà - The Tomorrow Series) con I, Frankenstein, tratto dall’omonima graphic novel di Kevin Grevioux, apocalittico polpettone dark/fantasy che si inserisce sulla strada aperta da Underworld (i produttori sono gli stessi) ed epigoni.


Il mostro di Frankenstein (Aaron Eckhart) successivamente alla sepultura del suo creatore viene attaccato da un gruppo di demoni e salvato dai gargoyles che lo conducono dalla loro regina, Leonore (Miranda Otto): il mostro, a cui viene dato il nome di Adam, scopre che da secoli è in atto una guerra tra gargoyles e demoni per il destino dell’umanità che questi ultimi vorrebbero schiavizzare possedendo i corpi dei defunti. Adam decide di andarsene per la sua strada ma 200 anni dopo torna per impedire al principe Naberius (Bill Nighy) di creare un esercito di demoni servendosi della bella dottoressa Terra (Yvonne Strahovski).


La mania di creare saghe fantasy utilizzando personaggi mitologici o della letteratura - riletti in chiave moderna - ha portato addirittura all’utilizzo dei gargoyles in veste di paladini dell’umanità contro l’invasione dei demoni e del mostro di Frankenstein, quest'ultimo divenuto un guerriero reietto in cerca di un’identità e di uno scopo. L’ambientazione dark/gotica, l’azione incessante e gli effetti speciali sono tre punti a favore del film (probabilmente gli unici) poiché alla lunga emerge l’inconsistenza della trama e dei personaggi. La rilettura fantastica pseudo anni ottanta - con Frankenstein collocato in una sorta di action-movie Schwarzy-style pronto a farsi giustizia da solo a colpi di ascia, bastoni e arti marziali - per uno spettatore europeo risulta a dir poco indigesto. Dimenticate il mostro romantico di Mary Shelley, di cui rimane solo la sofferenza per non essere stato accettato dal suo creatore e qualche cicatrice in faccia: I, Frankenstein è la classica commistione tra soft-horror, azione e sentimento dalle ambizioni verosimilmente commerciali. Un film spettacolare seppur carente di contenuti, che potrebbe interessare i più giovani ma difficilmente catturerà l’attenzione degli spettatori più smaliziati.



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