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Hansel e Gretel e la strega della foresta nera

07/02/2014 11:00

Martina Calcabrini

Recensione Film,

Hansel e Gretel e la strega della foresta nera

Ci sono favole dell'immaginario collettivo talmente ricche di particolari da stuzzicare costantemente la fantasia degli sceneggiatori...

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Ci sono favole dell'immaginario collettivo talmente ricche di particolari da stuzzicare costantemente la fantasia degli sceneggiatori. Hansel & Gretel, la più famosa favola dei fratelli Grimm, abbonda di sottotesti thriller e orrorifici tanto che, dopo la recente rivisitazione exploitation Hansel e Gretel – Cacciatori di streghe, anche il regista Duane Journey - in attesa di trovare distributori per The storm, la sua opera prima - ne realizza una grottesca trasposizione personale. Così, enfatizzandone la componente sanguinaria e truculenta, firma Hansel e Gretel e la strega della foresta nera, una versione splatter e slasher della storia in cui l’unica vera protagonista è la strega.


California, 140 Wicker Lane. La giovane Gretel (Molly Quinn) manda il suo fidanzato Ashton a comprare la "foresta nera", una saporita marijuana che viene coltivata da una docile vecchietta (Lara Flinn Boyle) di Pasadena. Quando il giovane scompare improvvisamente, Gretel chiede aiuto a suo fratello Hansel (Michael Welch) per ritrovarlo. Addentrandosi nella casa della donna, i ragazzi scoprono che la simpatica spacciatrice è in realtà una perfida strega che, drogando le vittime, si ciba di carne umana e ringiovanisce giorno dopo giorno.


Inquietanti inquadrature ravvicinate di un’abitazione stregata e maledetta introducono lo spettatore nel tranquillo quartiere di Wicker Lane, dove un’agile vecchietta utilizza una cantina abbandonata per coltivare estese piantagioni di marijuana. La dimora, animandosi autonomamente alla vista di un nemico, rimanda alla pericolosa casa organica de Gli invasati (1963), capace di uccidere qualunque essere vivente ne varchi la soglia. Lo spirito maligno che risiede al civico 140, però, non è oscuro né minaccioso: sebbene la strega, che si nutre di carne umana per assorbirne la vitalità e guadagnare forza e bellezza, indossi la maschera della donna gentile e solitaria per camuffare la perfidia che la governa, non riesce a configurarsi davvero come un villain. L’unico modo che utilizza per catturare le vittime è aggiungere zollette di fumo nelle bevande che offre ai suoi ospiti e, poi, limitarsi ad affettarli e mangiarli. Lontana anni luce dal fascino tenebroso di Dexter Morgan, sempre attento ad ogni particolare, la strega lascia volutamente tracce e indizi e spartisce il bottino con il suo cane. Le pietanze in eccesso, senza alcun motivo, vengono tramutate in zombie apatici e inerti nascosti negli armadi polverosi. Hansel e Gretel, semplici burattini di un’epopea disastrata, non hanno alcuna funzione narrativa né scenografica e si relazionano alla “foresta nera” della strega solo perché vi entrano casualmente in contatto. La ragazza semina briciole di cracker come Pollicino per cercare di non perdersi in una piantagione centripeta e sconfinata, inoltre canta canzoni soporifere al guardiano del posto per farlo addormentare come il Cerbero della leggenda. Con una sceneggiatura misera che invade ogni sequenza con non-sense illogici e imbarazzanti, movimenti di macchina impastati e maccheronici (e una protagonista da cinepanettone), Hansel e Gretel e la strega della foresta nera si configura come un prodotto commerciale di basse pretese e di squallidi costumi.


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