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Supercondriaco - Ridere fa bene alla salute

17/02/2014 12:00

Riccardo Tanco

Recensione Film,

Supercondriaco - Ridere fa bene alla salute

Torna al cinema Dany Boon, uno dei comici europei più apprezzati, giunto con Supercondriaco al suo quinto film dietro la macchina da presa...

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Torna al cinema Dany Boon, uno dei comici europei più apprezzati, giunto con Supercondriaco al suo quinto film dietro la macchina da presa. Demiurgo della sua opera in quanto regista, sceneggiatore e attore principale, nel film racconta le vicende di Romain Flaubert, uomo di quarant'anni senza moglie e figli che lavora come fotografo presso un dizionario di medicina online. Romain soffre di una forma acuta e nevrotica di ipocondria, patologia che influenza negativamente i suoi rapporti con gli altri e col mondo. Il suo unico amico, il dottor Dimitri Zvenska (Kad Merad) tenta di liberarsi di Romain e delle sua malattia immaginaria. Il suo rimedio è tentare di trovare la donna della vita all'amico Romain, ma non sarà così semplice.


Dopo lo strepitoso successo di Giù al Nord, Supercondriaco vede riformarsi la coppia d'oro Dany Boon e Kad Merad nei panni rispettivamente di paziente e dottore. Gran parte della comicità e delle risate sono provocate dalle gag che ruotano intorno all'ipocondria del protagonista - evita i baci, i contatti con gli animali o con la polvere - patologia che egli vive con infinito stress che si traduce per lo spettatore in risate assicurate. L'abilità e la verve comica del protagonista aiutano a tenere desta l'attenzione anche quando l'inventario d'ironia sul tema del turbamento psicologico comincia una fase discendente. In modo inaspettato, dopo una prima parte giocata su malattie e tic, il film imbocca il sentiero della commedia action quando Romain si fa coinvolgere dall'amico in un'azione umanitaria per salvare i profughi dell'immaginario paese del Tscherchistan, che richiedono asilo politico in Francia. Tra di loro figura l'affascinante leader ribelle Anton Miroslav (Jean-Ives Berteloot). Per un equivoco Romain verrà scambiato per Anton e ciò gli permetterà di sedurre la bella Anna (Alice Pol). Da questo momento inizia un'altra pellicola che tratta di scambio d'identità e differenze linguistiche, tema questo già ricorrente nelle precedenti opere del regista. Pur essendo la più ritmata, tecnicamente ineccepibile per quanto concerne le scene d'azione, la seconda parte del film innesta troppi spunti ma non ne porta avanti nessuno, subendo un cambio di tono e di genere troppo radicale e ingiustificato - il discorso sull'ipocondria sparisce quasi del tutto, ripresentandosi in modo sporadico solo sul finale. Supercondriaco resta comunque una commedia godibile, della messa in scena curata e condita da ottimi interpreti, anche se non riesce a trovare una sua coerenza narrativa e di stile. L'impressione è di aver visto due film in uno che si legano quasi per caso e non per una costruzione drammaturgica riuscita.


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