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Tarzan 3D

28/02/2014 12:00

Aurora Tamigio

Recensione Film, Film Avventura, tarzan,

Tarzan 3D

Durante una spedizione nella giungla, John Greystoke e sua moglie muoiono in seguito ad un incidente sul loro elicottero...

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Durante una spedizione nella giungla, John Greystoke e sua moglie muoiono in seguito ad un incidente sul loro elicottero. Unico sopravvissuto è il loro figlio, il piccolo JJ: trovato fra i resti dell’elicottero da un branco di gorilla, il piccolo è adottato da Kala, una femmina che lo tratta come suo pari dandogli anche un nuovo nome, Tarzan (Kellan Lutz). Con difficoltà e nonostante la diffidenza del maschio alfa del branco, il Silverback, Tarzan si adatta alla vita in mezzo ai gorilla, finchè, ormai adulto, il ragazzo non incontra nella giungla la bella Jane (Spencer Locke), figlia di un esploratore ambientalista e se ne innamora. Ma gli interessi del crudele William Clayton (Trevor St. John), imprenditore senza scrupoli, e la lotta fra uomo e animali minaccia la felicità di Tarzan e Jane.


Sin dalla sua uscita, ad inizio Novecento, il romanzo di Edgar Rice Burroughs che narra l’affascinante storia del ragazzo allevato dalle scimmie ha appassionato il cinema: numerosissimi gli adattamenti, dai più ingenui alle più accurate ricostruzioni anche nel campo dell’animazione, fra cui spicca la pellicola Disney del 1999, dotata di rara perizia grafica e delle belle musiche di Phil Collins. Il film di Reinhard Klooss – esperienza maturata soprattutto nell’animazione scanzonata (Animal United 3D) – è l’ennesima riedizione di un classico, con scarsi elementi di novità e un aggiornamento visivo interamente in CGI che si spinge a livelli di mirabolante virtuosismo estetico. Una resa formale impeccabile nell'ambientazione e nella ricostruzione delle scenografie, un campionario tropicale realistico di animali e piante, cui però corrisponde una sceneggiatura mediocre – con limitati e poco brillanti spunti di modernizzazione dalla vicenda tradizionale - che necessita, per tenere alto il ritmo, di una trama di salti e acrobazie che danno presto allo spettatore l’impressione di trovarsi ad assistere ad un show a metà tra il safari e il circo. Nonostante il ruolo del protagonista affidato a Kellan Lutz, già star di Twilight e interprete del più recente Hercules cinematografico diretto da Renny Harlin, l’eccessiva grafizzazione dei personaggi – un’operazione simile a quella già fatta in Avatar, film con il quale il Tarzan di Klooss mantiene, anche nella banalizzata trama ambientalista, più di un’analogia – spersonalizza le interpretazioni, con attori che appaiono avere tratti troppo realistici per essere trattati con le animazioni ma risultano esteticamente troppo manomessi per sembrare reali. Semplicismi come il voice over didattico che accompagna l’intero film, pasticci di sceneggiatura come l’inserimento del meteorite o del tema energetico/ambientale generano un intreccio confuso e dispersivo, in cui anche il proposito romantico si perde in virtuosisimi estetici fini a sé stessi e in cui in risultato finale è più simile ad un rigido videogioco che ad un prodotto cinematografico.



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