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Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve

19/04/2014 11:00

Aurora Tamigio

Recensione Film,

Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve

Il giorno del suo centesimo compleanno, mentre si appresta a festeggiare nella casa di riposo in cui vive da anni, Allan Karlsson (Robert Gustafsson) decide di

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Il giorno del suo centesimo compleanno, mentre si appresta a festeggiare nella casa di riposo in cui vive da anni, Allan Karlsson (Robert Gustafsson) decide di scavalcare una finestra e scappare. Nel farlo si impossessa però di una preziosa valigia che contiene denaro appartenente ad un trafficante di droga. Inizia così per il centenario una strampalata fuga verso l’ignoto, braccato dai suoi inseguitori, dalla polizia e dall’incessante flusso dei ricordi di un’intera lunga vita di avventure guidata da una passione: gli esplosivi.


Dall’omonimo esilarante best seller di Jonas Jonasson – tre milioni di copie vendute, tradotto in trenta lingue – il regista svedese Felix Herngren dirige il suo primo film con distribuzione ambiziosa, budget hollywoodiano e un protagonista star in patria: il comico Robert Gustafsson. Coloro che dalla Svezia si aspettano solo un cinema bergmaniano a tinte fosche o una narrativa in cupo stile Stieg Larsson, si stupiranno nel ridere di gusto con un film dalla comicità fisica e lievemente non-sense, diremmo quasi british.


Avendo scelto di confrontarsi con un romanzo che, per quanto recente, è già un cult, le scelte registiche di Herngren, sebbene drammaturgicamente fedeli al soggetto di Jonasson, si svicolano con sicurezza dall’impianto letterario suddividendo di fatto il film in due segmenti narraivi condotti parallelamente: il presente rocambolesco del centenario Allan, in fuga con la sua valigetta dai trafficanti di droga, e il flashback del suo inverosimile passato di incontri eccezionali, da Stalin a Truman, da Franco a Einstein. Il risultato è un impianto slegato, composto di fatto da due pellicole differenti per stile e andamento. Anche se meno rilevante, il racconto più recente - demenzialmente comico e ritmato – rimane, rispetto al flashback, la parte più originale: il racconto della lunga incredibile vita di Allan Karlsson, che bene funzionava nel romanzo, si ripete infatti sul grande schermo in una citazione di film più fortunati, qualcosa in cui molti hanno riconosciuto un’eco di Forrest Gump e Benjamin Button. L’ingenuità di Allan e la sua filosofia del caso evocano in più di un punto le idee di Zemeckis e Fincher, nonostante il protagonista fugga il fascino dei suoi predecessori riacquistandolo solo nel presente di anziano avventuriero. Qui, il suo piglio geniale e inetto al tempo stesso – con il suo procedere lento, la grossa valigia e la pesante maschera di anziano – arriva a ricordare certi indimenticabili personaggi dei Monty Python. Umorismo britannico quindi non solo nei modelli ma anche nello stile delle gag, che evoca le vecchie comiche e che al concetto preferisce l’utilizzo dell’espressività e del corpo. Rispetto al romanzo di Jonasson, che maggiormente approfondiva – attraverso l’idea brillante del salto fuori dalla finestra dell’ospizio – il passaggio da un’esistenza decadente a una vita da ricominciare e che ne sottolineava la casualità del destino, Herngren sceglie di rinunciare alle implicazioni filosofiche e di prendere quel soggetto soprattutto in virtù degli sviluppi comici. Una decisione che rende forse meno indimenticabile il personaggio di Allan Karlsson, ma certo la trama più godibile e fruibile.


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