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Devil's Knot - Fino a prova contraria

03/05/2014 11:00

Aurora Tamigio

Recensione Film,

Devil's Knot - Fino a prova contraria

Memphis, 1993...

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Memphis, 1993. Tre bambini di otto anni - tra cui il piccolo Stevie, figlio di Pam (Reese Witherspoon) - vengono trovati dalla polizia in un fiume, uccisi brutalmente. I dettagli particolarmente macabri dell’omicidio conducono immediatamente la polizia sulla pista del rito satanico, per il quale vengono accusati, tra la rabbia della comunità, tre adolescenti: Damien Echols, Jessie Misskelley e Jason Baldwin. Solo il detective Ron Lax (Colin Firth), convinto della frettolosità della condanna, proseguirà le indagini, cercando la verità insieme alla tenace Pam.


Alla base della nuova pellicola di Atom Egoyan – canadese di origine armena con una filmografia coerente e caparbia che ha i suoi inizi tra gli anni ’80 e ’90 – c’è un drammatico fatto di cronaca, di quelli che, non solo oltreoceano, avvincono il pubblico e diventano veri e propri casi mediatici. Traendo spunto dal romanzo della giornalista Mara Leveritt, Devil's Knot : The True Story of the West Memphis Three, Egoyan porta sullo schermo la vera storia del terzetto di adolescenti che nel 1993, sbrigativamente accusati di satanismo e dell’omicidio di tre bambini, furono prima condannati alle massime pene e poi ingiustamente incarcerati per diciotto anni. Per quanto interessato (e già cimentatosi con buoni risultati) al thriller, non è solo la dimensione dell’indagine legale ad appassionare il regista quanto piuttosto la replica di un tema già caro in pellicole passate (Il dolce domani, Il viaggio di Felicia): l’infanzia come limite temporale da definire e proteggere. Se infatti la cronaca è il punto di partenza da cui il regista avvia il suo racconto, l’attenzione si dirotta presto sulla più articolata riflessione fra infanzia e adolescenza, sull’inafferrabilità della prima e la paura che gli adulti hanno della seconda, al punto di attribuirvi caratteristiche oscure e diaboliche.


I limiti di età che definiscono l’innocenza e la colpevolezza, prima ancora che le colpe siano definite, è un tema che interessa Egoyan più della cronaca nera. In questo senso, appare quasi ovvio che il personaggio dell’investigatore di Colin Firth sia il meno efficace della vicenda, fungendo più che altro - anche in virtù della nota eleganza e pacatezza dell’attore – da osservatore/narratore. Protagonisti sono piuttosto i tre giovani presunti assassini, in particolare Damien Echols - il più noto fra i Tre di Memphis, le cui dichiarazioni e interviste hanno sollevato il caso e generato opere cinematografiche e di narrativa, e mobilitato negli USA un intero fronte "anti-pena capitale" – personaggio che James Hamrick (attore esordiente, “colpo di fulmine” del regista) interpreta con un fascino sinistro che rende conto di ombre e inquietudini degne di un thriller psicologico. Per quanto infatti Devil’s Knot, in virtù della sua natura di delicato fatto di cronaca, si impegni ad essere rispettoso delle vittime, l’interesse del regista per le dinamiche esterne alle aule di tribunale e all’indagine dei personaggi coinvolti porta ad un approfondimento che non si rivolge alla documentaristica ma poggia in gran parte sul coinvolgimento dello spettatore, la cui empatia tocca soprattutto il personaggio di Pam Hobbs, il più strumentale alla trama desiderata da Atom Egoyan: in un complesso - sebbene non orginale - ruolo di madre distrutta e coraggiosa, Reese Witherspoon si conferma un'attrice drammatica ormai libera dallo status di fidanzatina d’America.


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