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Giraffada

15/05/2014 11:00

Aurora Tamigio

Recensione Film,

Giraffada

Yacine (Saleh Bakri) è il veterinario dello zoo di Qalqylia, dove vive - in piena terra palestinese - con suo figlio Ziad (Ahmed Bayatra), un bambino molto dol

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Yacine (Saleh Bakri) è il veterinario dello zoo di Qalqylia, dove vive - in piena terra palestinese - con suo figlio Ziad (Ahmed Bayatra), un bambino molto dolce con la passione per gli animali, soprattutto per le due giraffe dello zoo, Rita e Brownie. Quando durante un raid aereo Brownie muore sotto i bombardamenti, la sua compagna Rita si ammala di solitudine e smette di mangiare; Yacine e Ziad dovranno allora escogitare un modo per varcare il pericoloso confine con Israele e trovare un nuovo maschio da introdurre nello zoo per salvare la vita a Rita.


Nel 1995 Emir Kusturica apriva il suo Underground con la sequenza del bombardamento dello zoo di Belgrado: prima ancora di iniziare il racconto dell’abiezione umana, in qualche minuto di esplosioni, tra le immagini degli animali in cattività feriti e terrorizzati tra le macerie, il regista jugoslavo presentava in sintesi la follia della guerra. Nel 2014 Rani Massalha - francese di origini palestinesi, un premio speciale vinto a Cannes con il suo primo cortometraggio e un passato da assistente alla regia di Rachid Bouchareb - tiene a mente quel modello per raccontare stavolta la cattività dei palestinesi attraverso una fiabesca drammatica storia, che spiega la guerra a partire dalla solitudine di un animale. Malata di tristezza dopo che il suo compagno Brownie muore sotto i bombardamenti, la giraffa Rita è lo scopo che spinge Yacine e Ziad a sfidare il tragico muro che separa palestinesi e israeliani per cercarle un nuovo compagno. Ispirato a fatti realmente accaduti nel 2002 nel giardino zoologico di Qalqilya, in Cisgiordania, Giraffada unisce ironicamente nel suo titolo le parole “giraffa” e “intifada” a riassumere l’alternanza costante nel film di momenti un po’ surreali, di cui sono protagonisti i grandi animali a collo lungo, e di sequenze che raccontano l’esistenza pericolosa e accidentale dei palestinesi in un terra dove – come afferma Yacine nel film - vivere o morire è solo questione di casualità.


Seppure vittima dell’indifferenza della distribuzione, Giraffada è uno dei film più ambiziosi della stagione cinematografica. Frutto di una coproduzione tra Francia, Germania e Italia, riunisce sotto la regia di Massalha attori celebri del panorama mediorientale contemporaneo: non solo il protagonista Saleh Bakri (noto in Italia per aver recitato in Salvo di Fabio Grassadonia), ma anche Roschdy Zem, pupillo di Rachid Bouchareb e vincitore della Palma d'Oro a Cannes nel 2006 con Days of Glory - Indigènes. Dal suo mentore Bouchareb, Rani Massalha ha appreso - insieme ad un certo campanilismo che lo porta a pendere inevitabilmente per la causa palestinese - il talento per la contaminazione dei generi e una sensibilità speciale nel raffigurare la precarietà esistenziale di chi vive in guerra o sotto assedio. La sua pellicola è prima di tutto la storia del rapporto fra un padre e un figlio, che contrappone al cinismo e allo sguardo disincantato di un adulto cresciuto durante un conflitto infinito lo sguardo pieno di speranza ed entusiasmo di un bambino, presagio di cambiamento. Seppure non manchino nel film le ingenuità e le semplificazioni, soprattutto nel personaggio poco efficace della biondissima giornalista occidentale e in un uso non proprio perfetto della computer grafica, Giraffada dà il suo meglio laddove a diventare protagonista è la giraffa. La scelta di un animale bello e fragile - metafora di tutto ciò che, per quanto imponente non è difficile da distruggere - guida esteticamente il film nel suo scorrere lento e elegante, tale e quale all’incedere di Rita nella bellissima sequenza della sfilata per le attonite vie della città.


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