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Pane e Burlesque

02/06/2014 10:00

Gabriele di Grazia

Recensione Film,

Pane e Burlesque

L’Italia della crisi è ancora una volta protagonista del nostro cinema con Pane e Burlesque, primo lungometraggio di Manuela Tempesta che vede Laura Chiatti, Sa

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L’Italia della crisi è ancora una volta protagonista del nostro cinema con Pane e Burlesque, primo lungometraggio di Manuela Tempesta che vede Laura Chiatti, Sabrina Impacciatore, Michela Andreozzi e Giovanna Rei nelle vesti di improbabili spogliarelliste alla ricerca di un’emancipazione economica e sociale. Nel cast di questo Full Monty tutto al femminile anche l’ormai onnipresente Edoardo Leo e la brava Caterina Guzzanti.


In un comune del Sud Italia, Monopoli, la crisi si fa sempre più sentire: la fabbrica di ceramiche Bontempi ha chiuso i battenti, e i pochi abitanti passano le giornate al bar o a giocare al fantacalcio nella storica sezione del centro gestita da Frida (Caterina Guzzanti), una rappresentante sindacale che ha a cuore il futuro dei lavoratori del paese. Anche Vincenzo (Edoardo Leo) non se la passa bene da quando la sua piccola merceria che porta avanti insieme alla moglie Matilde (Laura Chiatti) fatica ad andare avanti. Il destino di tutti sembra davvero incerto, quando un giorno arriva a Monopoli Mimì La Petite (Sabrina Impacciatore), ovvero Giuliana, la figlia del Cavalier Bontempi. La ragazza è tornata a casa col suo gruppo di Burlesque, le "Dyvettes", per vendere le proprietà di famiglia. Truffata e abbandonata dalle sue ragazze, Giuliana, rimasta senza denaro, recluta Matilde ed altre due paesane, Teresa (Michela Andreozzi) e Viola (Giovanna Rei), per formare una nuova squadra da portare in scena. Riusciranno le quattro donne a risollevare le loro sorti e quelle dell'intera Monopoli?


Scritta insieme a Michela Andreozzi, la pellicola di Manuela Tempesta ricalca perfettamente la formula degli ultimi prodotti italiani incentrati sulla crisi (da Smetto quando voglio di Sydney Sibilia, già considerato un cult, a Cam Girl, pellicola anch'essa tutta al femminile) riproponendo il solito gruppo di personaggi messi in ginocchio dalle difficoltà economiche e costretti a ingegnarsi per ribaltare la propria sorte. Purtroppo a mancare nel film della Tempesta non è solo l’originalità, ma anche una sceneggiatura solida in grado di trasportare in modo efficace lo spettatore all’interno della storia: ai tanti buchi di scrittura che minano irreparabilmente la pellicola si cerca di far fronte con situazioni forzate e personaggi troppo stereotipati, uno su tutti quello della Chiatti, davvero poco credibile nei panni della goffa moglie di Edoardo Leo. Se però alle attrici va riconosciuta l’abilità con cui si sono approcciate all’affascinante arte del Burlesque, non si può non notare il poco affiatamento del gruppo sul set: man mano che i minuti passano, si fa sempre più forte la sensazione che tra le interpreti sia mancato quel collante necessario a rendere la loro prova compatta; i personaggi non sono mai realmente partecipi delle sorti dell’altro, e quando la Viola di Giovanna Rei improvvisamente scompare per cercare fortuna in America la sua mancanza non sembra toccare minimamente il resto della crew. Interessante senza dubbio l’idea di puntare su un cast tutto al femminile per mettere in luce gli effetti che questa crisi sta avendo sulle donne italiane, ma forse un po’ più di coraggio da parte della regista in fase di scrittura avrebbe reso il risultato degno di essere ricordato. Irresistibile l’accento, a metà tra il francese e il pugliese, con cui la Impacciatore fa parlare la sua Mimì La Petite.


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