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Il giardino delle parole

05/06/2014 11:00

Erika Pomella

Recensione Film,

Il giardino delle parole

Grandi gocce piovane scendono sulla prefettura di Kanto; giugno si affaccia nei cieli del Giappone, portando con sé piogge torrenziali che oscurano il cielo e l

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Grandi gocce piovane scendono sulla prefettura di Kanto; giugno si affaccia nei cieli del Giappone, portando con sé piogge torrenziali che oscurano il cielo e lo rendono simile ad una coltre di fumo vaporoso. Mentre tutti camminano con gli occhi bassi, cercando rifugio negli affollati vagoni della metropolitana, il quindicenne Takao salta la scuola e per recarsi in un giardino nipponico, con l'unico desiderio di rilassarsi disegnando modelli per le scarpe che sogna di creare. Sotto una pensilina circondata dalla fitta vegetazione, però, si rende conto di non essere solo. Con lui c'è anche una donna più grande, che beve birra di mattina, alternandola con morsi ad una barretta di cioccolato. L'incontro, nato come pura casualità, diventa un appuntamento fisso durante i giorni di pioggia, tanto che i due cominciano ben presto ad odiare il brillante sole che pone fine alle loro illusioni. L'amicizia tra i due cresce giorno dopo giorno; ma il rapporto viene complicato quando si scopre la vera identità della donna.


Il giardino delle parole è un film d'animazione firmato da Makoto Shinkai, regista giapponese che sta muovendo i primi passi in un mondo cinematografico che lo identifica già come possibile erede di Hayao Miyazaki, che nel 2013 annunciò il suo ritiro dalle scene. Shinkai, in effetti, con questo suo mediometraggio di circa quarantasei minuti, dimostra di aver ereditato un certo tocco soave e delicato dal maestro dello Studio Ghibli. Il giardino della parole è una piccola avventura avvolta dalle gocce di pioggia, piena di poesia che pesca le proprie caratteristiche non da un mondo sovrannaturale o magico, ma dalla quotidianità di una vita sempre pronta a sorprendere gli esseri umani. I colori tenui utilizzati nelle animazioni così come la sceneggiatura vagamente ricercata, ma mai artificiosa, aiutano lo spettatore ad entrare in una diegesi fatta a volte di silenzi rarefatti e a volte di monologhi interiori, alla ricerca di un metodo per sbrogliare la matassa della sua anima. Eppure, al tempo stesso, Il giardino delle parole è anche la storia di un amore non convenzionale, che sfida le regole della società, che appaiono sempre più dure e severe in Giappone. È la storia di due anime gemelle che si incontrano per caso e che hanno avuto la sfortuna di nascere in tempi diversi, con uno scarto di anni che diventa un vero e proprio burrone. Quello che viene messo in scena è dunque un sentimento sincero e profondo, ma al tempo stesso difficile, quasi del tutto impossibile da vivere.


Un'altra ispirazione che è facilmente riscontrabile nella visione del film è quella che deriva dallo scrittore Haruki Murakami. In sottofondo si avverte un'allure che sembra uscita direttamente da Norwegian Wood, così come alcuni personaggi ricordano quelli visti ne La ragazza dello sputnik. Eppure, nonostante la trama delicata e i riferimenti più o meno colti, ad attirare soprattutto lo sguardo dello spettatore è l'incredibile resa tecnica dell'animazione. I disegni, così come la regia e l'attenzione ai dettagli rendono Il giardino delle parole un vero e proprio tableau vivant, uno spettacolo di colori e animazioni che trascendono lo schermo e annullano ogni barriera mediatica. La tecnica realizzativa è così ben fatta che sembra quasi possibile sentire la pioggia che bagna i capelli, così come l'odore dell'erba umida in una giornata estiva. La macchina da presa si sofferma su questa arte eccezionale, immergendosi nei verdi accesi del giardino o nel grigiore di un cielo che, nella sua incredibile lontananza, permette a due anime fragili di incontrarsi e tendersi la mano.



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