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Walesa - L’uomo della speranza

08/06/2014 10:00

Gabriele di Grazia

Recensione Film,

Walesa - L’uomo della speranza

Andrzej Wajda ci fa rivivere il fermento di quei giorni che portarono alla nascita della Nuova Europa con Walesa – L’uomo della speranza, pellicola dedicata all

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Andrzej Wajda ci fa rivivere il fermento di quei giorni che portarono alla nascita della Nuova Europa con Walesa – L’uomo della speranza, pellicola dedicata all’eroe contemporaneo polacco Lech Walesa, leggendario leader del movimento di Solidarnosc destinato a divenire, nel 1990, dopo una vita passata a lottare per i diritti degli operai, per la dignità del lavoro e la libertà di pensiero, Presidente della Repubblica della Polonia. Protagonista della pellicola l’attore Robert Więckiewicz.


Il film prende le mosse dai primi anni ’80 con la visita della celebre giornalista italiana Oriana Fallaci (Maria Rosaria Omaggio) all’appartamento di Walesa (Robert Więckiewicz) per intervistare il futuro Premio Nobel per la Pace. Dalle domande della donna comincia un viaggio a ritroso nel tempo sulla scia dei ricordi sino al 1970, quando Walesa fu costretto a firmare un accordo di collaborazione con i Servizi di Sicurezza in seguito alla sanguinosa repressione delle proteste operaie da parte delle autorità. Incalzato dalla tenace giornalista, l’uomo ripercorre le varie tappe della sua vita che lo portarono al raggiungimento della maturità politica ed i difficili momenti familiari vissuti accanto alla coraggiosa moglie Danuta (Agnieszka Grochowska) nel desiderio di poter condurre, un giorno, una vita normale. L’affabilità di Lech Walesa e la sua abilità nel conquistare le masse lo renderanno uno dei personaggi più influenti del XX secolo.


Prima semplice operaio e poi leader di una nazione in cerca di una rinnovata identità, il Lech Walesa raccontatoci dal quasi novantenne Wajda è un personaggio vitale e positivo, riflesso della grande ammirazione nutrita nei suoi confronti dal regista che lo conobbe di persona durante le trattative tra Solidarnosc e la Commissione Governativa. Entrando nella sfera più privata ed intima dell’uomo politico, la pellicola si concentra fortemente sul rapporto di Walesa con la moglie, figura molto incisiva che lo sostenne lungo tutta la sua lotta politica incarnando il coraggio delle donne polacche dell’epoca: è Danuta ad affrontare, da sola, i funzionari dei Servizi Segreti che, per l’ennesima volta, frugano nel loro appartamento sotto gli occhi dei bambini mentre Lech è in carcere, trattenuto con la figlia di pochi mesi, per aver nascosto dei volantini clandestini nel passeggino; è lei ad aspettare il ritorno del marito durante il lungo anno di carcere che va dal 13 dicembre 1981 al novembre dell’anno successivo; è sempre la donna a ritirare, nel 1983, il Nobel per la Pace assegnato a Walesa dal Comitato per il Nobel norvegese e a subire le umilianti perquisizioni fisiche totali al suo ritorno a Danzica. È proprio nella rappresentazione veritiera dei momenti drammatici vissuti all’interno della sua sfera familiare che risiede gran parte della forza del personaggio interpretato magistralmente da Więckiewicz: con mano sicura Wajda ritrae un uomo diviso tra l’amore per la sua famiglia ed il senso di dovere verso la patria, disposto anche al più grande sacrificio per far trionfare la libertà di un’intera nazione. Ma, come ci suggerisce il regista, alle spalle di un uomo capace di cambiare il mondo in maniera così drammatica c’è una donna ancora più forte di lui.


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