photo

NETFLIX

copertine blog.jpeg

NOW TV

footer
pngwing.com(17)
sis nero

ULTIMI ARTICOLI

I PIÙ LETTI

SOSTIENI IL PROGETTO

Ana Arabia

13/06/2014 10:00

Aurora Tamigio

Recensione Film,

Ana Arabia

Yael (Yuval Scharf), giovane giornalista, arriva nei degradati quartieri di Jaffa e Bat Yam per raccogliere informazioni su una donna ebrea divenuta famosissima

27231-.jpeg

Yael (Yuval Scharf), giovane giornalista, arriva nei degradati quartieri di Jaffa e Bat Yam per raccogliere informazioni su una donna ebrea divenuta famosissima, Ana Arabia, sopravvissuta ad Auschwitz, andata in sposa a un palestinese e divenuta madre di cinque figli. Vagando tra quelle strade isolate e ascoltando le parole di chi vi abita, Yael scoprirà l’esistenza di un luogo del mondo in cui la convivenza fra genti diverse è possibile.


Agli spettatori più fedeli di Amos Gitai, la predilezione del regista israeliano per il piano sequenza apparirà tutt’altro che una novità: dalle pellicole “giovanili” all’episodio da lui diretto in 11'09"1 September 11 sino all’apertura di Free Zone, l’indagine (anche fisiognomica) delle emozioni passa inevitabilmente per l’utilizzo di immagini tese e fisse, imperturbabili di fronte ai guizzi dell’anima come dinnanzi alla passività dei volti. In Ana Arabia, però, il piano sequenza non rappresenta più solo un artificio tecnico al servizio della tensione e, all’interno di un’ormai assodata investigazione registica dei conflitti che legano ebrei e arabi, l’unica lunghissima ripresa di quasi ottantacinque minuti che compone il più recente film di Amos Gitai diventa l’occhio esterno che segue gli abitanti del quartiere israeliano in cui la bella giornalista investiga. Raccolti come un solo popolo sotto un unico sguardo che ne compatta le storie – divise in interviste, confessioni, moti di rabbia, ricordi confusi - i personaggi interrogati da Yael diventano protagonisti di una storia collettiva che non ammette divisioni di nessun genere.


La camera di Gitai segue la reporter lungo le strade e intorno le mura diroccate dei quartieri di Jaffa e Bat Yam - isolati nel loro degrado eppure non troppo lontani da Tel Aviv - mentre domanda ai suoi interlocutori testimonianza della celebre Arabìa, personaggio tra realtà e finzione la cui vicenda ha affascinato Amos Gitai. Su dichiarazione dello stesso regista, il film è tratto dalla vera storia di Hanna Klibanov, ebrea di origine polacca nata all’interno del campo di sterminio di Auschwitz, sopravvissuta all’Olocausto e, una volta trasferitasi in Israele dopo la guerra, innamorata e sposata con un arabo che le ha dato cinque figli e venticinque nipoti. Ana Arabia, ossia “Io l’Araba”, soprannome della Klibanov, diviene per Gitai il titolo di una pellicola che, anche inquadrata nella sua complessa filmografia, rimane di difficilissima ricezione: ostico non solo nella sperimentale forma scelta, ma anche nel ritmo lento da documentario e nei contenuti, un’indagine sociopolitica e esistenziale. Concepito come una lunga conversazione fra gli intervistati e il pubblico, Amos Gitai rende omaggio a una parte rinnegata di popolo, ingabbiata fra due quartieri degradati, che pure ha realizzato una convivenza all’apparenza impossibile. Nonostante il filo della storia sia teso e nervoso, da un lato la durata eccessiva del film dall'altro i dialoghi, spesso frammentati, rendono l’andamento della pellicola zoppicante. Complice anche il coraggioso piano sequenza, l'effetto finale è un film suggestivo ma – del tutto privo di stacchi e separazioni – definitivamente noioso.


sisbianco
sisbianco

un progetto di Piano9 Produzioni

cinemadvisor
Silenzioinsala.com © | All Right Reserved | Powered by Vito Sugameli

Disclaimer legale
SilenzioinSala.com è un blog culturale e divulgativo gestito da appassionati di cinema, senza alcuno scopo di lucro. Non rappresenta una testata giornalistica ai sensi della Legge n. 62/2001, poiché viene aggiornato senza alcuna periodicità regolare e senza struttura redazionale organizzata. Tutti i contenuti pubblicati – articoli, recensioni, approfondimenti e immagini – hanno esclusivamente finalità informative, educative e critiche, in pieno rispetto della normativa sul diritto d'autore (L. 633/1941, art. 70 e seguenti). Le immagini utilizzate (come locandine, fotogrammi, still promozionali, loghi, ecc.) sono di proprietà dei rispettivi titolari dei diritti (produttori, distributori, artisti, ecc.) e vengono impiegate unicamente a scopo illustrativo e senza fini commerciali. Se un contenuto visivo pubblicato risultasse lesivo di diritti di proprietà intellettuale, invitiamo i titolari a contattarci per richiederne la modifica o la rimozione, che sarà effettuata con tempestività. SilenzioinSala.com declina ogni responsabilità civile e penale per un eventuale utilizzo improprio, illecito o strumentale dei contenuti da parte di terzi. Il sito può ospitare banner pubblicitari gestiti da circuiti esterni, il cui unico scopo è contribuire alla copertura dei costi tecnici e di gestione (hosting, manutenzione, domini, ecc.). La presenza di tali annunci non costituisce in alcun modo promozione o approvazione da parte nostra dei prodotti o servizi pubblicizzati. Non siamo responsabili per eventuali contenuti ingannevoli o dannosi presenti nei materiali promozionali visibili tramite il sito. Per maggiori informazioni clicca qui.