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2047 – Sights of Death

31/07/2014 11:00

Gabriele di Grazia

Recensione Film,

2047 – Sights of Death

Il regista della serie tv I delitti del cuoco e di E io non pago, Alessandro Capone, dirige una pellicola claustrofobica e dal sapore vintage che scaraventa lo

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Il regista della serie tv I delitti del cuoco e di E io non pago, Alessandro Capone, dirige una pellicola claustrofobica e dal sapore vintage che scaraventa lo spettatore all’interno di uno tra i generi meno prediletti dal nostro cinema: la fantascienza. Sullo sfondo di un futuro distopico in rovina si muove un cast internazionale: Danny Glover, Stephen Baldwin, il tarantiniano Michael Madsen, Daryl Hannah e Rutger Hauer, di nuovo insieme sul set a 32 anni dal cult di Ridley Scott, Blade Runner.


L’anno 2047 vede il dominio di uno spietato governo confederato centrale che non ammette alcuna falla nel sistema. Sponge (Danny Glover) è alla guida della GreenWar, un gruppo di ribelli che cercano in tutti i modi contrastare la dittatura combattendo per la propria libertà. A reperire delle prove che dimostrino gli effetti delle efferate azioni militari del governo viene mandato il soldato Ryan Willburn (Stephen Baldwin). Rimasto solo in una zona di guerra, tra macerie e corpi carbonizzati, Willburn incontra una misteriosa donna mutante, Tuag (Neva Leoni) che lo accompagna nella sua ricerca disperata. Ma il Colonnello Asimov (Rutger Hauer), affiancato dal Maggiore Anderson (Daryl Hannah), ha sguinzagliato Lobo (Michael Madsen) e i suoi mercenari sulle tracce del soldato della GreenWar: la caccia è aperta!


Messa da parte l’esperienza televisiva, Capone si getta a capofitto nel cinema di genere con un’opera dal budget limitato che punta tutto sui volti celebri delle star Hollywoodiane coinvolte nel progetto. Il risultato è altalenante: se da un lato le interpretazioni degli inossidabili Michael Madsen e Rutger Hauer - due veri badass - conferiscono colore ad uno script monocromatico che mostra il fiato corto già dopo le prime sequenze, dall'altro l’eccessiva staticità dell’azione ridimensiona di molto il respiro epico della pellicola lasciando all’annoiato spettatore un livello minimo di coinvolgimento emotivo. Tra i personaggi, tutti molto stereotipati, spicca in negativo il Maggiore Anderson di Daryl Hannah, protagonista di una prova attoriale piuttosto scialba e priva di pathos. Decisamente più riusciti gli effetti speciali, davvero credibili e ben congeniati nonostante i pochi mezzi a disposizione: gli scenari post apocalittici che riempiono lo schermo non hanno nulla da invidiare a quelli delle grandi produzioni americane, dal classico Matrix al più recente Edge of Tomorrow – Senza domani. Nonostante tutto, 2047 – Sights of Death potrebbe costituire una chicca imperdibile per tutti gli amanti della fantascienza e del cinema trash. Di certo è un’occasione per ritrovare vecchi interpreti mai dimenticati e quella sensazione piacevole che solo i B-movie sanno regalare.



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