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le parti noiose tagliate

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Mommy

07/08/2014 10:00

Riccardo Tanco

Recensione Film,

Mommy

Diane (Anne Dorval) è una madre vedova e single che si ritrova da sola a prendersi cura del figlio adolescente Steve (Antoine-Olivier Pilon), un quindicenne irr

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Diane (Anne Dorval) è una madre vedova e single che si ritrova da sola a prendersi cura del figlio adolescente Steve (Antoine-Olivier Pilon), un quindicenne irrequieto e imprevedibile. Mentre Diane e Steve provano a trovare un proprio equilibrio, faranno la conoscenza di Kyla (Suzanne Clément), loro vicina di casa. Insieme, i tre si faranno forza durante le difficoltà che le loro vite incontreranno.


Vincitore del Premio della Giuria al 67° Festival di Cannes, insieme ad Adieu au Langage di Jean Luc Godard, Mommy è la nuova opera del talentuoso e giovane regista canadese Xavier Dolan, giunto al quinto film e nome di punta della nuova cinefilia. Dopo J'ai tue ma mère, la folgorante opera prima, Dolan torna a raccontare nuovamente - con spunto autobiografico - il rapporto tra madre e figlio, scegliendo di mettere al centro della narrazione la figura materna. Qui, il regista sviscera le contraddizioni di un rapporto che viaggia tra il profondo amore e il più viscerale odio, ai limiti tra la dolcezza e la rabbia, dove un abbraccio affettuoso o una spinta violenta hanno lo stesso valore. In questo contesto familiare si inserisce Kyla, dolce vicina bisognosa d'attenzione. Xavier Dolan si riconferma un talento purissimo nel creare nel miglior modo possibile la propria idea di cinema e dirigendo con forza gli attori, delineandone le psicologie e la rabbiosa intensità dei sentimenti e tramutando queste in immagini dal colore vivo e coloratissimo che quasi accecano lo spettatore.


Pur riconoscendo l'evidente bravura del regista, che dà il suo meglio proprio quando in gioco ci sono le emozioni della vita e la loro energica rappresentazione scenica, in Mommy pare che Dolan perda forse per la prima volta il controllo sulla propria opera. Esasperando la messa in scena (il film è concepito a schermo ridottissimo in formato 1:1), pone i protagonisti al centro dell'inquadratura, annullandone il fuoricampo e schiacciandoli nello schermo così come nelle loro esistenze. Nel film sono presenti la furia artistica e tutta l'"arroganza" estetica dolaniana, ma il prodigio canadese sembra aver sbagliato i toni e i modi, realizzando un film troppo costruito, in cui la subdola consapevolezza di cosa si vuole mostrare - insieme a come lo si vuole mostrare - prende il sopravvento. Una pellicola che plasma in maniera eccessivamente caricata le emozioni (anche per un uso ricattatorio di una colonna sonora pop-rock), troppo urlato nel diramare lo sviluppo melodrammatico della vicenda. Così, vedendo Mommy, si assiste a un'operazione poco naturale, dallo sguardo lucidamente falso, che gioca sporco con le dinamiche filmiche. Qui l'improvvisazione del sentimento, dei non detti, il lirismo e il romanticismo paiono comandati dall'esterno, esageratamente espliciti e chiari sulle proprie finalità: senza nascondersi e senza filtri, ma anche senza poesia. Sebbene Xavier Dolan rimanga una delle voci più interessanti del cinema contemporaneo, in Mommy la sua giovanile voglia di spaccare lo schermo è poco sincera e vitale per chi guarda e molto autoindulgente nei confronti dell'autore e delle sue possibilità.



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