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Frances Ha

04/09/2014 11:00

Maurizio Encari

Recensione Film,

Frances Ha

Frances (Greta Gerwig) ha quasi trent'anni ma è ancora un'eterna adolescente...

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Frances (Greta Gerwig) ha quasi trent'anni ma è ancora un'eterna adolescente. Vive insieme alla migliore amica Sophie (Mickey Sumner) e sogna di diventare una ballerina, dando una mano in una scuola di ballo. Ma quando Sophie si trasferisce dal suo fidanzato e il suo sogno artistico si frantuma nella bocciatura della sua insegnante, la sua vita cade a rotoli. Una sera conosce in un pub Lev (Adam Driver) e Benji (Michael Zegen), due ragazzi che le offrono di diventare la loro nuova coinquilina. Ben presto tra i tre si sviluppa un intenso rapporto di amicizia, ma Frances è ancora comunque alla ricerca di un proprio posto nel mondo: da Sacramento (dove abitano i suoi genitori) a Parigi, sino al ritorno a New York, il suo sarà un percorso per trovare la vera se stessa.


Progetto costruito a quattro mani, quelle del regista Noah Bambauch (Il calamaro e la balena, Lo stravagante mondo di Greenberg) e della sua nuova musa e compagna Greta Gerwig (Lola versus), conosciuta proprio sul set del precedente film, Frances Ha arriva finalmente nelle sale italiane con tutta la sua carica di malinconica freschezza. Un'opera coraggiosa, girata in un rigoroso e splendido bianco e nero, che guarda a Truffaut e al miglior Woody Allen sia nelle atmosfere che nella caratterizzazione della sua protagonista, giovane donna alla prese con le difficoltà della vita. Forse il progetto più disincantato del regista, che scorre piacevolmente veloce come le note di una canzone che racchiude in sé romanticismo e tenera voglia di riscatto.


La forza della pellicola deriva soprattutto dalla costruzione dei personaggi, che trovano anche nelle figure corollarie vere e proprie emotività realistiche, sospese su un limbo di cruciale surrealismo capace di rispecchiarsi nelle esperienze della quotidianità. Una visione che riconcilia, che regala caldi sorrisi e un'irrefrenabile voglia di vivere come la sua protagonista, una donna imperfetta sempre pronta a migliorarsi, una crisalide in divenire a cui manca sempre un particolare e proprio per questo trascina con la sua normalissima umanità. Vederla correre a perdifiato in una delle scene più belle del film, con la camera che la segue pedissequamente, è un vero atto di amore verso Frances e la sua interprete, una Greta Gerwig perfetta in ogni sua sfumatura, intensa e imbranata da risultare magneticamente, ed empaticamente, simpatica. Una ricchezza di linguaggio e di immagini figlie di una spontaneità sconcertante, seppur costruita ad hoc da Bambauch e dalla sua nuova compagna, capace di far breccia anche nei cuori più disillusi. E l'amarezza che traspare da certi sviluppi è sempre appianata dalla personalità della sua protagonista, che scavalca in qualche modo ogni difficoltà per trovare forse la sua vera realizzazione nel confortante epilogo. Novanta minuti che regalano emozioni genuine a non finire e lasciano con un sapore più dolce che amaro che riconcilia col Cinema e col mondo stesso.



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