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Le due vie del destino - The Railway Man

10/09/2014 11:00

Gabriele di Grazia

Recensione Film,

Le due vie del destino - The Railway Man

Arriva nelle sale italiane Le due vie del destino, pellicola ispirata all’omonimo best seller autobiografico di Eric Lomax, descritto dal Sunday Times come "una

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Arriva nelle sale italiane Le due vie del destino, pellicola ispirata all’omonimo best seller autobiografico di Eric Lomax, descritto dal Sunday Times come "una delle testimonianze più toccanti della seconda guerra mondiale". Il romanzo rivive nel film diretto da Jonathan Teplitzky grazie alla straordinaria interpretazione degli attori premi Oscar Colin Firth e Nicole Kidman, qui sacrificata in un ruolo davvero troppo marginale per essere apprezzato a pieno.


Eric Lomax (Jeremy Irvine) è un giovane scozzese appassionato di radio e locomotive. Lo scoppio della seconda guerra mondiale lo strappa alla sua placida esistenza di impiegato delle poste e lo getta sul campo di battaglia asiatico a combattere contro i giapponesi. Catturato, viene messo ai lavori forzati - insieme a tanti suoi compatrioti - nella costruzione della ferrovia tra Birmania e Siam. Sfiancati dalle terribili condizioni lavorative, Eric e i suoi compagni non si perdono d’animo e costruiscono una radio che permette loro di apprendere notizie circa l’andamento della guerra. Scoperti, sono sottoposti alle terribili ripercussioni della polizia nipponica, tra torture e privazioni che resteranno indelebili nella loro memoria. Diversi anni dopo, nel 1980, Eric Lomax (Colin Firth) è un uomo ancora ossessionato dal passato. Avendo scoperto che uno dei suoi aguzzini giapponesi è ancora in vita, decide di chiudere una volta per tutte i conti con ciò che è accaduto in Asia. Accanto a lui avrà l’amore di una donna (Nicole Kidman) conosciuta proprio su una locomotiva.


Le due vie del destino possiede tutti i pregi e i difetti di un film del genere: se da un lato riesce a trasportare lo spettatore nella tragedia del secondo conflitto mondiale grazie a un’accurata ricostruzione storica delle dure condizioni di vita dei prigionieri di guerra, dall’altro - rimbalzando continuamente tra passato e presente - non permette allo spettatore di affezionarsi ai due differenti modi di essere del protagonista. Il risultato è un’opera la cui visione lascia piuttosto freddi e distaccati, nonostante i tanti messaggi positivi racchiusi al suo interno: dal potere lenitivo dell’amore alla forza dirompente del perdono, in grado di cambiare il mondo. Encomiabile è la volontà del regista di portare alla luce una storia commovente, sconosciuta alla gran parte del pubblico e di affrontare così un argomento ancora tabù come la violenza fisica e psicologica che ha travolto migliaia di giovani soldati nei campi di prigionia nemici. La testimonianza di Eric Lomax ci invita a riflettere attentamente sull’inutilità di tutte le guerre e il film di Teplitzky, soprattutto nel commovente finale, riporta con fedeltà il messaggio carico di speranza dell’autore del romanzo.



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