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Necropolis - la città dei morti

14/09/2014 11:00

Erika Pomella

Recensione Film,

Necropolis - la città dei morti

Nel 2007 erano state Pink e Shannyn Sossamon a scendere nel cuore sotterraneo di Parigi nel film, diretto da Tomm Coker e David Elliot, Catacombs...

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Nel 2007 erano state Pink e Shannyn Sossamon a scendere nel cuore sotterraneo di Parigi nel film, diretto da Tomm Coker e David Elliot, Catacombs. A distanza di sette anni il sottosuolo della Ville Lumiére torna al centro di una produzione cinematografica con Necropolis – La città dei morti. Costruite per arginare il prolificare di cimiteri insalubri e pericolosi, le Catacombe rappresentano un vero e proprio labirinto di morte, con circa sei milioni di cadaveri disposti su una superficie di cui solo una minima parte è aperta al pubblico. Esiste una ramificazione di svolte e di vicoli che si tuffano nel buio, in cui l’occhio umano non è abituato ad arrivare.


Scarlett (Perdita Weeks) è ossessionata dal bisogno di riabilitare il nome del padre, morto suicida dopo aver passato l’esistenza sulle tracce della leggendaria pietra filosofale. Così, dopo aver trovato in Iran una chiave antica per decifrare codici, la ricercatrice decide di recarsi a Parigi per studiare da vicino una lastra sulla quale è inciso il posto segreto in cui la pietra viene custodita. Grazie all’aiuto dell’amico George (Ben Feldman), Scarlett scoprirà che il suo obiettivo si nasconde in una stanza segreta al centro delle catacombe e qui cercherà l'aiuto di Papillon (François Civil), un parigino che conosce le vie sotterranee della capitale francese.


John Erick Dowdle, che torna all’horror dopo l’interessante Devil, dirige un film che funziona quanto un prodotto di intrattenimento. Pur basandosi su di una sceneggiatura scarna, che emerge soprattutto nell’assurdità dei diaoghi, la pellicola funziona grazie a una struttura tesa, sempre attenta a catturare la curiosità e le ansie del pubblico. Realizzato con la solita – e usurata – tecnica del Found Footage, Necropolis è una miscellanea di inquadrature sporche e difficili da decifrare. Nonostante ciò, ogni ripresa riesce a giocare con le attese dello spettatore: quando l’ansia raggiunge il proprio climax, infatti, il film non si tira indietro e porta in primo piano immagini splatter, demoni nascosti e figure che sembrano uscite da un adamitico racconto del terrore in cui sono contenuti tutti i peggiori incubi che la mente umana ha partorito nel corso di secoli di affabulazioni. Peccato che questa struttura movimentata non possa fare affidamento sui personaggi, costretti a muoversi in un labirinto di morte. Seppure i due protagonisti maschili – Ben Feldman e François Civil – siano piuttosto credibili, lo stesso discorso non si può fare per il personaggio interpretato da Perdita Weeks, una banalità che porta sulle spalle le responsabilità della non riuscita del film.



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