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Prince Avalanche

17/09/2014 11:00

Maurizio Encari

Recensione Film,

Prince Avalanche

Che il cinema di David Gordon Green sia in un continuo, alternato, movimento è più di un semplice dato di fatto...

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Che il cinema di David Gordon Green sia in un continuo, alternato, movimento è più di un semplice dato di fatto. Dagli esordi acclamati dalla critica (su tutti la devastante opera prima George Washington) sino agli exploit nella commedia più smaccatamente di bocca buona (Strafumati e Lo spaventapassere) il regista statunitense si è costruito un percorso libero, senza farsi mai ingabbiare da un genere o da uno stile. Il 2013 è stato nuovamente un anno cruciale nella sua carriera, anno nel quale ha realizzato ben due film: Joe (con Nicolas Cage e di prossima uscita nelle sale italiane) e Prince Avalanche, titolo in Italia ancora inedito, premiato con l'Orso d'Argento al Festival di Berlino per la miglior regia e remake di un piccolo grande film islandese, Either Way, vincitore solo due anni prima del Torino Film Festival.


Alvin (Paul Rudd) e Lance (Emile Hirsch), lavorano per dipingere le corsie stradali di una linea texana dopo che un terribile incendio ne ha distrutto, solo un anno prima, la maggior parte dei luoghi abitativi. Alvin ha scelto questo lavoro per meditare sulla sua tormentata relazione sentimentale, decidendo di assumere in prova il fratello della sua compagna, Lance, un giovane ancora alle prese con i classici problemi generazionali. Il loro rapporto, tra brusche litigate e sentiti riavvicinamenti, evolverà durante l'arco della narrazione.


Una rivisitazione interessante dell'originale. Tolta l'ambientazione, Prince Avalanche rimane fedele al prototipo riuscendo a regalare gradevoli emozioni anche nei momenti più drammatici, con un pizzico di "sovrannaturale" metaforico che non guasta e con un'impeccabile attenzione alla psicologia dei protagonisti e alla relazione che li lega. Pur compiacendosi sin troppo del suo velato intimismo, l'obiettivo può dirsi pienamente riuscito grazie a un mix di tenerezza e dolore - senza dimenticare qualche vagito da commedia - nel racconto di un'amicizia tra due uomini diversi e simili, che sfrutta stereotipi facilmente riscontrabili nella realtà con un istinto genuino e mai sopra le righe. Accompagnato da una silente colonna sonora, incisiva nelle scene madri, Prince Avalanche colpisce nel profondo proprio per la dolente e credibile umanità di Alvin e Lance, interpretati magnificamente da Rudd e Hirsch (entrambi con un look diverso dal solito), erranti viaggiatori di questa contenuta Odissea, alla ricerca di loro stessi.



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