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The Stag - Se sopravvivo mi sposo

01/10/2014 11:00

Erika Pomella

Recensione Film,

The Stag - Se sopravvivo mi sposo

Fionan (Hugh O’Conor) sta per sposarsi con l’amore della sua vita Ruth (Amy Huberman)...

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Fionan (Hugh O’Conor) sta per sposarsi con l’amore della sua vita Ruth (Amy Huberman). L’avvicinarsi della cerimonia, però, porta Fionan a essere completamente ossessionato dai preparativi di nozze, tanto che la sua futura sposa lo costringe a partecipare a un addio al celibato fuori dal comune, immerso nella natura irlandese. Con Fionan, il suo testimone Davin (Andrew Scott), suo fratello con il compagno Kevin (Andrew Bennett e Michael Legge) e, infine, l’amico Simon (Brian Gleeson). L’idea è quella di passare un rilassante week end in campeggio. Alla fine, però, alla combriccola si aggiunge anche The Machine (Peter McDonald), fratello di Ruth che, da solo, riuscirà a dare all’addio al celibato uno scossone, rendendo l’avventura indimenticabile.


Se cercassimo di richiamare alla mente tutti i più recenti prodotti cinematografici che mettevano al centro della narrazione l’ultima notte di scorribande tra uomini pronti a cavalcare l’altare, è impossibile non rievocare immagini di spogliarelliste, ebbrezze, pazzie e ogni tipo di baraonda goliardica. John Butler - che con The Stag affronta il suo debutto cinematografico in un lungometraggio - dimostra di essersi stancato di certi stereotipi legati al mondo maschile e orchestra un addio al celibato fuori dai canoni convenzionati, dove tutto è legato all’amicizia. Sperduti nel paesaggio autunnale di un novembre irlandese, sei ragazzi si immergono in un senso dell’umorismo dissacrante che colpisce chiunque sia a tiro: dalle loro personalità alla loro cultura, arrivando anche a sbeffeggiare il rock nazionale degli U2. I protagonisti di questo piccolo gioiellino non si fermano davanti a nulla.


The Stag – Se sopravvivo mi sposo è uno di quei rari casi in cui il genere commedia non mira solamente a far ridere. Piuttosto, è una pellicola intelligente legata a una sceneggiatura scritta con piena cognizione di causa, con dialoghi taglienti e divertenti che non mancano però di risvolti utili a far riflettere e a commuovere. Il tutto, naturalmente, è reso più facile dalla prova istrionica offerta dall'intero cast: misurati, attenti, deliziosamente reali, i personaggi - tratteggiati su carta dallo stesso John Butler, con la collaborazione di Peter MacDonald - trovano nei volti e nelle maschere degli interpreti una via di comunicazione privilegiata con il pubblico. Tra risate e lacrime lo spettatore trova anche il tempo di rimpiangere di non essere stato invitato a questa scampagnata nei boschi, fatta di (dis)avventure e rivelazioni.


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