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I nostri ragazzi

02/10/2014 11:00

Aurora Tamigio

Recensione Film,

I nostri ragazzi

Una cena borghese, per discutere di una imprevedibile tragedia

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Massimo (Alessandro Gassman) e Paolo (Luigi Lo Cascio) sono due fratelli molto diversi: avvocato l’uno, chirurgo l’altro, sono sposati rispettivamente con Sofia (Barbora Bobulova) e Clara (Giovanna Mezzogiorno), che si detestano. Ogni mese però, come da incomprensibile tradizione familiare, i due si ritrovano con le famiglie in un ristorante alla moda. Una sera, durante una delle immancabili cene, i rispettivi figli sono coinvolti in una bravata particolarmente grave. Da qui in poi, i già fragili equilibri familiari si spezzeranno definitivamente.


Per coloro che, all’uscita nelle sale de I nostri ragazzi, hanno parlato di un Carnage all’italiana non c’è raccomandazione migliore che di (ri)guardare la pellicola di Roman Polanski del 2011. Quest’ultima - uno dei migliori adattamenti da un testo teatrale degli ultimi anni - ha energia, acutezza e verve sufficienti da osare legittime pretese di dramma borghese; la pellicola di Ivano De Matteo, nonostante sia ispirata dal romanzo di Erman Koch La cena, è purtroppo niente più del classico prodotto italiano di questa era cinematografica: emulativo, didascalico e privo di ritmo. Il regista, che già con La bella gente e Gli equilibristi aveva raccontato le incongruenze e le difficoltà interne a un nucleo familiare, torna al suo tema privilegiato esasperando stavolta situazioni e stili. Ancora una volta, protagoniste del film sono due famiglie italiane del ceto medio/alto - quelle dei professionisti, per intendersi, della borghesia che tanto piace a Gabriele Muccino e Giovanni Veronesi - che finiscono per essere investite da una tragedia che ne assalirà i membri come un’epidemia. In un’escalation di nervi, le soffocanti pareti di buona educazione parentale a cui i due fratelli protagonisti costringono mogli e figli cederanno fino a crollare del tutto. Non solo la vicenda ma anche il modo in cui essa è raccontata rende I nostri ragazzi un film schematico e già visto: l'ennesimo qualcosa. Lo spettatore, solo minimamente coinvolto nella vicenda narrata, assiste alle reazioni dei suoi protagonisti come se si trovasse dietro un vetro o esternamente a una gabbia. Se Roman Polanski gettava il pubblico del suo film al centro dei battibecchi fra i personaggi, sul divano con i coniugi Cowan o attorno al tavolo della famiglia Longstreet, Ivano De Matteo riesce nella sempre difficile impresa di lasciare lo spettatore del tutto indifferente allo sconvolgimento dei protagonisti. Il risultato finale è anzi piuttosto moralistico, giudicante e didattico, disturbante almeno quanto la presunta ispirazione dall’attualità. Se è vero, come si dice ultimamente, che i registi italiani hanno ricominciato a raccontare al cinema le storie udite per strada, è da domandarsi una volta per tutte - anche alla luce del convinto successo dei generi più inverosimili - se davvero il pubblico abbia voglia di vedere anche sullo schermo ciò che già telegiornali e talk show propongono costantemente.



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