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La moglie del cuoco

02/10/2014 10:00

Erika Pomella

Recensione Film,

La moglie del cuoco

La moglie del cuoco arriva nelle sale italiane con un titolo deformato che ne distorce il significato, senza includere le caratteristiche del film...

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La moglie del cuoco arriva nelle sale italiane con un titolo deformato che ne distorce il significato, senza includere le caratteristiche del film. Meglio tornare all'originale: On a failli être amies, traducibile come "non siamo riuscite ad essere amiche". Al centro della storia, infatti, ci sono due donne: Marithé (Karin Viard) e Carole (Emmanuelle Devos). La prima è una sorta di terapista dell’anima che aiuta le persone a trovare la loro vera vocazione, la seconda è una donna in fuga dal marito, lo chef di fama nazionale Sam (Roschdy Zem), che la relega nell’ombra a causa della sua forte personalità. Quando tra Marithé e Carole si instaura un rapporto d’amicizia, Carole trova la forza di lasciare suo marito ma per Marithé le cose non vanno altrettanto bene. Man mano che l'amicizia con la sua cliente si fa più approfondita, la donna non riesce più a tener separata la sfera privata da quella lavorativa, finendo con l’essere sedotta dallo stesso Sam, che grazie ai suoi sguardi intensi e alla sua arte culinaria rischierà di far perdere la testa alla terapeuta.


Diretto da Anne Le Ny – che i più ricordano per il suo lavoro da attrice in pellicole come Quasi Amici e La guerra è dichiarata – La moglie del cuoco è una commedia divertente che fonda la sua identità su uno dei canoni più sfruttati in qualsiasi tipo di affabulazione: il triangolo amoroso. Due donne diventano amiche, formando la base di un vicenda al cui vertice c’è un uomo che sembra possedere una qualche capacità magica per cui riesce a sedurre con la stessa facilità con cui cucina le sue prelibatezze. Tuttavia, questa relazione a tre non è altro che un pretesto che la regista utilizza per parlare in realtà di due donne diverse: la prima che passa il suo tempo a motivare gli altri, a dar loro speranza e coraggio per affrontare ogni aspetto della vita; la seconda che ha trascorso gran parte della sua età adulta nell’ombra dell’illustre marito, nel suo ristorante, come un misero e ignorabile oggetto di sfondo. Marithé e Carole rappresentano le due facce di una stessa medaglia. A dispetto delle diverse vite che hanno scelto, queste due donne si rendono conto di non potersi più adagiare sul passato e di dover volgere al domani, a una nuova vita. Il personaggio di Sam è allora una sorta di motivo scatenante, un elemento utile a far scoppiare la rivoluzione personale delle protagoniste.


Anne Le Ny dirige un film delizioso, capace di far ridere con intelligenza – nella migliore tradizione delle comedies françaises – puntando tutto su una sceneggiatura che non manca mai di colpire il bersaglio. Il tutto viene arricchito da scelte registiche ben ponderate: come quello di puntare su una fotografia gentile e soffusa che riesce a rimandare allo spettatore un senso di malinconia serpeggiante (che ben si sposa con lo svolgersi del racconto), in cui tutti diventano consapevoli di non poter più nascondere lo sguardo fra i giorni dorati della giovinezza. A completare il quadro, il profilo sempre romantico e seducente delle campagne francesi che - lontane dalla decadente eleganza delle sue metropoli - permette agli occhi di vagare in libertà.


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