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I due volti di Gennaio

08/10/2014 11:00

Gabriele di Grazia

Recensione Film,

I due volti di Gennaio

Hossein Amini esordisce dietro la macchina da presa con un thriller d’azione d’altri tempi

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Lo sceneggiatore iraniano Hossein Amini esordisce dietro la macchina da presa con un thriller d’azione d’altri tempi, I due volti di Gennaio, tratto dal romanzo omonimo di Patricia Highsmith, scrittrice celebre per aver ispirato Alfred Hitchcock e Wim Wenders. L’opera, raffinata e disturbante al tempo stesso, vede Viggo Mortensen, Oscar Isaac e Kirsten Dunst protagonisti di un malizioso triangolo che ha per sfondo le isole greche di inizio anni ’60.


Atene, 1962. Chester (Viggo Mortensen), consulente d’affari americano in viaggio di piacere con sua moglie Colette (Kirsten Dunst), si imbatte in Rydal (Oscar Isaac), un giovane seducente che si propone di fare da guida turistica alla coppia. Rydal rimane folgorato dalla bellezza di Colette e decide di farla sua. Dovrà vedersela con i guai finanziari di Chester - tutt’altro che affabile e sincero - e con la scia di sangue che l’uomo lascia dietro di sé. In un crescendo di tensione e mistero, i tre si troveranno coinvolti in un vortice di menzogne e segreti inconfessati che porterà tutti alla rovina.


Sembra inarrestabile il cammino cinematografico del guatemalteco Oscar Isaac, attore sempre più protagonista della scena hollywoodiana degli ultimi anni. Dopo aver sfoggiato le proprie doti recitative in Drive di Nicolas Winding Refn e nell’ultimo film dei fratelli Coen, A proposito di Davis, l'attore, classe 1979, regala al pubblico l’ennesima convincente interpretazione nei panni del truffatore Rydal, un giovane dongiovanni americano trasferitosi ad Atene per fuggire dal proprio oscuro passato. È il suo personaggio ad accompagnare lo spettatore attraverso le rovine polverose e immote della civiltà greca, lungo un percorso macchiato di sangue e senza ritorno, che affascina e al tempo stesso terrorizza. Costellato di silenzi e segreti, il film di Amini sfoggia un’eleganza hitchcockiana ormai sconosciuta al cinema contemporaneo e una fotografia dai colori pastello che avvolge i personaggi conferendo loro un aspetto credibilmente vintage. I protagonisti della storia sono esseri imperfetti e incompleti, emotivamente fragili e sempre sul punto di perdere tutto, incredibilmente umani e riconoscibili. Paranoici e gelosi, continuamente in balia di istinti animaleschi malcelati sotto l’eleganza degli abiti firmati, sono loro a spingere il racconto in direzioni imprevedibili che lasciano col fiato sospeso e gli occhi incollati allo schermo per tutta la durata dell’opera. In una sfida a due, la cui posta in gioco è rappresentata dalla virginale bellezza di Kirsten Dunst, Mortensen e Isaac si muovono circospetti sul ciglio di un baratro senza fine, come due serpenti velenosi pronti a balzare l’uno contro l’altro. È un mondo da cui è bandita ogni forma di innocenza quello descritto in questo splendido noir dalle atmosfere eteree, che restituisce l’opera della Highsmith in tutto il suo fascino senza tempo.



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