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Piccole crepe, grossi guai

10/10/2014 11:00

Riccardo Tanco

Recensione Film,

Piccole crepe, grossi guai

Dopo aver abbandonato la carriera musicale, Antoine (Gustave Kervern) cerca di ripartire trovando lavoro come custode di un condominio...

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Dopo aver abbandonato la carriera musicale, Antoine (Gustave Kervern) cerca di ripartire trovando lavoro come custode di un condominio. Col passare del tempo, stringerà amicizia con Mathilde (Catherine Deneuve) un'anziana signora impaurita dal fatto che lo stabile possa crollare per colpa di una crepa. Antoine decide di assecondare la donna dando vita a un bizzarro rapporto.


Il titolo italiano del nuovo film diretto da Pierre Salvadori, Piccole crepe, grossi guai, potrebbe far pensare all'ennesima commedia francese, con sviluppo e stile ben noti. Il titolo originale, Dans la Cour (traducibile come “Nel cortile”) si avvicina di più a quella che è l'anima del film: un'opera dal sapore agrodolce, che opta per soluzioni meno concilianti e più virate verso l'amaro. Sicuramente una pellicola intima che, almeno nelle intenzioni, si discosta da quello che pare promettere, invece, la sua traduzione. Il cortile del titolo è infatti il microcosmo dove i due personaggi principali si incontrano: Antoine, cantante fallito e disilluso dalla vita, in cerca di un motore vitale per andare avanti; Mathilde, vittima delle proprie ansie al punto da consumare la propria vita contro una causa futile come un pericolo inesistente. Il film è abile nel tratteggiare i due protagonisti e a delineare il rapporto fra le loro anime perse che sviluppano un'amicizia in levare, che mantiene un tono dimesso e garbato per tutta la durata del film. Salvadori è bravo a trovare una giusta chiave per raccontare i suoi personaggi, alternando ironia e dramma ma non spingendo mai troppo su nessuno dei due aspetti (per esempio, non si calca mai sul disturbo mentale di Mathilde ma non lo si rende neanche banale). Piccole crepe, grossi guai funziona soprattutto quando il rapporto tra Antoine e Mathilde è al centro dell'opera e ne mostra l'evoluzione.


Purtroppo però, il film soffre di un problema che intacca anche i suoi meriti. L'emozione è sempre trattenuta, le risate, come le scene più aspre, hanno lo stesso effetto di non colpire mai davvero, e anche la sceneggiatura - dopo una discreta partenza - non ritrova un giusto equilibrio tra le sue componenti. Salvadori lascia campo libero a una tristezza che vorrebbe essere profonda ma risulta apatica e che neanche l'elegante confezione del film nasconde. Piccole crepe, grossi guai si perde in personaggi secondari di poco valore - una grottesca umanità che gira intorno a Mathilde e Antoine senza veri effetti - e Salvadori centra solo parzialmente il suo obiettivo di narrare l'incontro tra due persone bisognose l'uno dell'altro, perché il sentimento latita e la voglia di dire troppo, di non lasciare i personaggi in penombra, rovina un film che partiva con ottimi auspici. Anche il colpo di scena finale, seppur coerente con il tono del film, arriva smorzato e freddo, senza restituire allo spettatore la stessa importanza che ha per i personaggi.



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