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Fango e Gloria - La Grande Guerra

16/10/2014 10:00

Aurora Tamigio

Recensione Film,

Fango e Gloria - La Grande Guerra

Mario (Eugenio Franceschini) e Emilio (Francesco Martino), figli di una antica borghesia emiliana, passano le loro giornate tra ragazze e divertimenti, convinti

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Mario (Eugenio Franceschini) e Emilio (Francesco Martino), figli di una antica borghesia emiliana, passano le loro giornate tra ragazze e divertimenti, convinti che la guerra non arriverà mai troppo vicina a loro. Invece l'Italia entra nel primo conflitto mondiale e tutti due vengono arruolati e mandati al fronte. Mario, in particolare, lascerà a casa ad aspettarlo la fidanzata Agnese (Valentina Corti).


2014. A cento anni dallo scoppio della Prima Guerra Mondiale, mentre ogni paese ricorda il conflitto globale con ricorrenze e eventi, per l’Italia il drammatico inizio – approdato in realtà in patria con un anno di ritardo - coincide con l’anniversario dei novant’anni dell’Archivio Storico Luce, l’obiettivo attraverso cui il paese ha scorto sé stesso lungo quasi un secolo di accadimenti. Fango e gloria di Leonardo Tiberi celebra l’una e l’altra ricorrenza con un film ambizioso, ma privo di anima. Un’operazione retorica che, fatta eccezione per la colossale operazione tecnica di restauro delle immagini antiche, non presenta alcuna originalità e nessuno sguardo personale. Fango e gloria è una pellicola asettica, scontata come ormai nemmeno più i documentari possono permettersi di essere e didattica nonostante le intenzioni moderne.


Da una parte ci sono le scene di repertorio bellico - ri- colorizzate e montate attraverso musiche coerenti - che restituiscono non solo un’epoca drammatica ma i ritmi e le condizioni disumane della guerra; l’orrore della morte cui si contrappone la cecità dell’industria spietata degli armamenti, della politica confusa dell’Italia, della mancata unificazione di un paese troppo presto chiamato alle armi. Alle accurate note storiche, anche emotivamente rilevanti, si contrappone una trama melò fortemente televisiva, una vicenda sentimentale trattata nei dettagli con poca cura: l’impatto sociale di una guerra globale è raccontato con mezzi e idee limitate che si riducono alla vicenda di due giovani amici gettati in pasto alla guerra e di una fidanzata pazientemente in attesa nella più placida Emilia (anche le scelte attoriali - interpretazioni impostate e inverosimili - sono almeno discutibili). Provando a creare una docu-fiction accattivante ed eclettica, che non si limiti solo a riportare storicamente i fatti storici ma estenda la narrazione agli aspetti sentimentali ed empatici, l’opera di Tiberi risulta un prodotto curato ma scostante, che invece di attirare a sé il pubblico lo strania in un alternarsi di stili e contenuti troppo differenti. Quella che il regista chiama “attualizzazione” finisce per essere un fattore solo tecnicamente riuscito, che fa rimpiangere il documentario tradizionale e finisce per risultare ostico sia per i nostalgici sia per i più giovani.


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