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These Final Hours

17/10/2014 11:00

Costanza Gaia

Recensione Film,

These Final Hours

In un'Australia odierna sta per abbattersi un'apocalisse che già ha sterminato metà della popolazione mondiale: non esiste via di salvezza, entro dodici ore il

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In un'Australia odierna sta per abbattersi un'apocalisse che già ha sterminato metà della popolazione mondiale: non esiste via di salvezza, entro dodici ore il continente e tutti i suoi abitanti verranno spazzati via da una coltre di fuoco e cenere. Punto di vista privilegiato è quello di James (Nathan Philip), bel ragazzo con un passato da egoista, una fidanzata, un'amante e una famiglia con la quale non parla da troppo tempo. Mentre si dirige verso un party per la fine del mondo, James si imbatte in due energumeni intenti a rapire una bambina, Rose (Angourie Rice), e decide di salvarla. Il viaggio di James verso la festa si trasforma così in una fuga per riportare Rose dal padre e, soprattutto, in un'occasione di redenzione.


Dell'esordio al cinema di Zak Hilditch con These final hours si faceva tranquillamente a meno. La storia è elementare a tal punto che la semplicità ammanta tutto ciò che il film mette in scena, senza acquisire una propria autonomia e irrigidendosi su facili cliché: follia, deliri mistici, violenza e orge si susseguono senza sosta esaurendo il campionario delle dinamiche scontate e già viste in pellicole con scenari apocalittici. I quartieri abbandonati e non finiti, le case deserte e le carcasse delle auto vorrebbero evocare una dimensione senza tempo ma, anche se un conduttore radiofonico tiene il conto delle ore rimaste, l'ansia per il tempo che scorre via non sopraggiunge. C'è un tale scollamento tra la sensazioni dello spettatore e gli intenti del film che il pubblico resta ben saldo nelle proprie sicurezze e non si sente mai messo alle strette dai dilemmi esistenziali che These final hours vorrebbe sollevare. Che fare di una manciate di ore di vita? Con chi trascorrerle? La risposta del regista sembra essere una sola e sempre la stessa: spogliarsi, fare sesso e discendere nel progressivo annullamento dei sensi con alcol e cocaina.


I protagonisti, stereotipati all'estremo, agiscono meccanicamente in situazioni già testate: Vicky, la ragazza di James, è la classica cheerleader; l'amico Freddy, ormai impazzito, non si stacca mai dalla sua pistola ed esibisce una cresta verde che lo renderebbe più adatto al set de Il quinto elemento. La catastrofe intanto rimane imprecisata. Un'apocalisse misteriosa dai controrni vaghi, forse la naturale reazione della Terra ai crimini ambientali, una metafora di una crisi economica inarrestabile, un'eco del motto "winter is coming": l'inverno arriva cieco e implacabile e non lascerà un solo luogo sicuro. La pellicola di Zak Hilditch spreca e sbaglia i propri colpi, deprimendo la voglia di proseguire la visione e prosciugando la scarica di entusiasmo sferrata dal procedere serrato delle prime sequenze. Il ritmo è buono ma le scene restano sterili e abbozzate, così come i dialoghi sono privi di consistenza. Il risultato è mediocre e l'immaginario fantascientifico non può dire di essersi arricchito di una voce nuova nè di un'idea che punti la pistola alla tempia dei vecchi canoni, minacciando di farli saltare. Un film approssimativo, di serie B, che forse potrebbe attrarre un pubblico di adolescenti. Speriamo piaccia almeno a loro.


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