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Amore, cucina e curry

21/10/2014 11:00

Marta Marchesi

Recensione Film,

Amore, cucina e curry

Il giovane indiano Hassan (Manish Dayal) scappa in Europa con la sua famiglia dopo una notte di disordini in patria, durante la quale sua madre perde la vita...

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Il giovane indiano Hassan (Manish Dayal) scappa in Europa con la sua famiglia dopo una notte di disordini in patria, durante la quale sua madre perde la vita. Quando la macchina che trasporta l'intera famiglia si ferma in un paesino francese, il padre pensa a un segno del destino e decide di stabilirvisi, aprendo un piccolo bistrot indiano. Nel villaggio è però già presente un esclusivo ristorante, insignito di una stella Michelin e gestito dall’algida e indisponente Madame Mallory (Helen Mirren). Hassan, che ha fatto propria e rielaborato la tradizione culinaria indiana appresa dalla madre, attira l’attenzione dei clienti che, dopo un'iniziale diffidenza, si lasciano conquistare dal nuovo locale. Mentre il ragazzo frequenta Marguerite (Charlotte Le Bon) - giovane sous-chef del ristorante, che lo sostiene nella sua conoscenza della cucina d’oltralpe - anche i rapporti, inizialmente freddi e ostili, tra Madame Mallory e Hassan si sciolgono.


Lasse Hallström torna con la sua macchina da presa dietro i fornelli riproponendo, a diversi anni di distanza dal successo di Chocolat, un film a tema gastronomico che con quel precedente del 2000 ha numerose analogie. Due culture si scontrano con la rigida ambientazione e tradizione francese - quella gitana in Chocolat, quella indiana di Amore, cucina e curry - e anche stavolta la componente culinaria resta il centro della trama. Anche uno sceneggiatore come Steven Knight, che proprio recentemente si era fatto apprezzare come autore completo nel claustrofobico Locke, non riesce a contrastare le scelte politicamente corrette e ordinarie che da sempre hanno contraddistinto il regista svedese. Ispirandosi al romanzo di Richard C. Morais Madame Mallory e il piccolo chef indiano, Hallström sceglie di rimanere sul sicuro, facendo leva sulle sue ben note carte sentimentali e su un'assoluta mancanza di originalità tra cui spiccano una rosa di personaggi stereotipati, affidati a interpreti che senz'altro meritavano di più. Il caso più eclatante è quello di Helen Mirren, sprecata nel ruolo dell’arcigna francese che cerca di mettere in difficoltà la rumorosa e improbabile famiglia indiana. Alla base di Amore, cucina e curry c'è una ricetta ben consolidata costituita da un pizzico di humour, due parti di dramma, una di romanticismo e la spolverata finale di riscatto sociale. Gli ingredienti, pur nella loro ordinarietà, avrebbero potuto essere mischiati con maggiore brio, ma il risultato è invece un cibo già visto e sperimentato, a cui manca peraltro qualcosa per essere speciale. In una scena del film, Madame Mallory chiede ad Hassan: «Perché cambiare una ricetta che ha duecento anni?», la stessa domanda che sembra porre Hallström ai suoi spettatori, in cerca di gusti un po' diversi. La risposta del giovane cuoco indiano al personaggio della Mirren è la stessa che si vorrebbe dare a regista. Perché forse duecento anni sono davvero troppi.



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