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Boyhood

23/10/2014 11:00

Maurizio Encari

Recensione Film,

Boyhood

Il primo film girato letteralmente nel corso di dodici anni

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Mason (Ellar Coltrane) ha otto anni, vive insieme alla sorella maggiore e alla madre. Il padre, da cui la donna è separata, va a trovarlo tutti i weekend. Gli anni passano e la situazione familiare della famiglia di Mason passa per un nuovo matrimonio, presto fallito. Intanto il bambino cresce e diventa ragazzo, va al liceo e scopre i primi amori, la passione per la fotografia e i colpi bassi della vita che lo porteranno infine a diventare un giovane uomo in procinto di andare al college.


Richard Linklater già con la sua trilogia romantica di culto - Prima dell'alba,Prima del tramonto e Before sunset - aveva abituato il pubblico a percorsi narrativi costanti, che seguivano in quel caso la storia d'amore dei due protagonisti nel corso del tempo. Con il suo ultimo lavoro il regista statunitense ha realizzato qualcosa di unico: un film girato letteralmente nel corso di dodici anni, seguendo la reale crescita e l'invecchiamento dei suoi personaggi/interpreti, arrivando a costruire un esperimento formativo che si pone come specchio complementare dell'adolescenza, in tutte le sue sfaccettature.


Affidandosi al suo attore feticcio Ethan Hawke e alla ruvida bellezza di Patricia Arquette, Linklater - a briglia sciolta - instaura nuovamente quell'atmosfera piacevolmente realistica che aveva caratterizzato molti dei suoi titoli passati, trovando proprio nella genuinità delle situazioni il maggior punto di forza dell'operazione. Da semplice opera di finzione Boyhood diviene un'esperienza che colpisce e affonda senza usufruire di colpi bassi, istinti retorici o facili strizzate d'occhio al pubblico. Un magnifico ritratto di formazione, una pellicola fiume ricca di dettagli e sensazioni che, a dispetto di un montaggio forse troppo tagliente (scelta comunque comprensibile vista la già elevata durata del risultato finale), rilascia le emozioni genuine e credibili di un percorso familiare che si evolve con il trascorrere inesorabile del tempo, tra gioie e sofferenze. Un'epica delle piccole cose viaggia tra i classici fondamentali della società americana, scavando con lucidità nel mondo giovanile odierno e tracciando un percorso introspettivo di rara efficacia, complice anche la perfetta caratterizzazione (con rispettive interpretazioni attoriali) dei personaggi. Se in Boyhood manca quell'anima romantica che pervadeva - dolceamara - la trilogia di Jesse e Celine, l'empatia con i protagonisti è comunque anche qui fortissima e rispecchia in pieno quello che erano gli intenti originari: redigere su grande schermo, con un'opera leggibile su più livelli, il periodo più bello della vita, quei brevi anni che separano l'infanzia dall'essere adulto.



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