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Il sale della terra

24/10/2014 10:00

Aurora Tamigio

Recensione Film,

Il sale della terra

Dopo aver immortalato il ritmo de L'Avana raccontando il Buena Vista Social Club e regalato al pubblico le ultime poesie danzanti di Pina Bauch, Wim Wenders tor

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Dopo aver immortalato il ritmo de L'Avana raccontando il Buena Vista Social Club e regalato al pubblico le ultime poesie danzanti di Pina Bauch, Wim Wenders torna a raccontare l'arte con l'arte dirigendo sullo schermo la fotografia di Sebastião Salgado. Esploratore di immagini, naufrago per terra, aria e acqua, Salgado si svela all'obiettivo amico di Wenders con più disinvoltura che davanti al proprio, aprendo le porte su una professione che è diventata - in anni di lavoro in giro per il mondo - una poetica.


Diretto con la preziosa collaborazione di Juliano Ribeiro Salgado, figlio di Sebastião, Wim Wenders narra uno dei più grandi fotografi del XX secolo con un documentario che di nuovo, come da uso nel raccontare gli amici - musicisti, ballerini o attori che siano – , riesce a far apparire familiare una storia che non avrebbe necessitato di molto sforzo a risultare pomposa e retorica. Sebastião Salgado non è un fotografo che si racconta in intimità. Le sue fotografie sono colossali ritratti di fette di globo dimenticato, volti immortalati una volta per sempre, viaggi lunghi il tempo di uno scatto. Il sale della terra è tutto questo: è Salgado e il grande respiro della sua arte; è la passione di Wenders per la fotografia, da sempre coltivata meticolosamente nei suoi film attraverso artisti del calibro di Robby Müller e Henri Alekan. È anche la curiosità del regista per il dualismo autore/spettatore, un tema che solo un film su un reporter poteva affrontare con meticolosità: Sebastião Salgado, davanti e dietro l'obiettivo, lo ha avuto finora solo Wim Wenders.


Il sale della Terra è però anche il rapporto artistico e umano che si instaura fra il regista e il suo protagonista. Un trasporto quasi lirico porta Wenders a realizzare un racconto potente ma delicato in cui la curiosità antropologica del fotografo e lo spirito infiammato del reporter ricevono un omaggio a tutto tondo. Il grande affetto e rispetto che lega Wenders e Salgado sembra diventare quasi la metafora di una storia congiunta che - dagli esordi - unisce a doppio filo le sorti della fotografia a quelle della Settima Arte, una figlia prodigio che torna solo talvolta a ricordare le origini. Per lo spettatore Il sale della terra è un'esperienza magnificente. Diviso in capitoli – o in projects, come da gergo fotografico – il film risulta per gli amanti della produzione di Salgado un'opera persino più efficace di tante cristallizzate e patinate retrospettive contemporanee. Soprattutto, però, è per coloro che sono vergini di immagini che le fotografie del maestro brasiliano assumono qui una potenza nuova. Che racconti le tragedie della cieca violenza umana – dal Rwanda devastato agli Stati Uniti dei “nuovi americani” - o si concentri sulla natura crudele dei tifoni e su quella violentata degli scempi pluviali, la fotografia di Salgado si anima nelle sequenze di Wim Wenders di una forza evocativa inedita che ne racconta l'essenza.


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