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Quadrophenia

07/11/2014 12:00

Maurizio Encari

Recensione Film,

Quadrophenia

Londra, 1965...

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Londra, 1965. Il giovane Jimmy fa parte di una banda di mods e trascorre le sue giornate tra il lavoro (cui si reca controvoglia) e il pub, insieme agli storici amici. Tra risse con i rivali storici di sempre, i rocker, notti brave e furiose liti coi genitori, Jimmy cerca in ogni modo di conquistare la bella Steph, della quale è innamorato. L'occasione propizia si presenta a Brighton, dove si tiene il solito festival annuale che invade la città di migliaia di giovani.


Torna al cinema, solo per un giorno martedì 10 dicembre, la pellicola cult diretta nel 1979 da Franc Roddam e prodotta direttamente dai Who (autori nel 1973 dell'omonimo album), band che è anche presenza costante nella colonna sonora insieme ad altri classici del tempo. Un film manifesto per chi è cresciuto in quegli anni, nel Regno Unito che fotografava abbastanza fedelmente la situazione riguardante quella "gioventù bruciata" persa tra sogni e violenze e che, nel bene e nel male, ha fatto storia.


Un racconto di formazione negata, in una parabola di ribellione senza compromessi e dai tragici sviluppi. Quadrophenia è un film fortemente amaro che, pur rimembrando con nostalgia il periodo raccontato, non ne edulcora i molti lati negativi (la dipendenza dalle droghe, il vandalismo, la rivalità che sfocia in cieca violenza) ponendosi come lucida riflessione su gioie e errori del recente passato. Potendo contare su una colonna sonora d'eccezione, il regista Franc Roddam spinge sull'accelleratore in più passaggi, creando caotiche ma suggestive scene di massa (il caos nella città di Brighton è gestito magnificamente) e imbastendo una trama non accomodante, che si poggia soprattutto sulla bravura del suo protagonista Phil Daniels, assai agile nello sfumare un personaggio non propriamente empatico. Jimmy - alpha e omega attorno cui tutto (e tutti) ruota - è un ragazzo perduto che cerca una propria identità nell'appartenenza a una delle due fazioni sul campo, incapace però di gestire le difficolta della vita reale e pagare le conseguenze delle sue gesta. Una generazione (dis)illusa che dietro l'apparente spavalderia nascondeva un'insicurezza congenita che ben traspare dalle pagine più dolenti del racconto, epilogo incluso. In un cast di contorno che spicca per "credibilità" si fa notare un giovane Sting, al suo esordio su grande schermo, nei panni del più "cool" dei mods. Almeno ad una prima occhiata.



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