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Il mio amico Nanuk

13/11/2014 11:00

Aurora Tamigio

Recensione Film,

Il mio amico Nanuk

Nanuk è un cucciolo di orso polare, forzatamente separato dalla mamma...

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Nanuk è un cucciolo di orso polare, forzatamente separato dalla mamma. Spetterà al piccolo Luke (Dakota Goyo) il compito di riportare l'orsetto a casa, in un viaggio avventuroso fra i ghiacci del Canada, aiutato dall'esperto Muktuk (Goran Visnjic) ma soprattutto dalla propria forza di volontà.


Il più grande mammifero terrestre del Polo Nord e il più grosso carnivoro del Mondo, con esemplari maschi che raggiungono da adulti più di tre metri di altezza e un peso di quasi trecento chili. L'orso polare è un animale maestoso, vittima solo del predatore più astuto che c'è: l'uomo. Roger Scottiswoode e l’italiano Brando Quilici dirigono Il mio amico Nanuk, un'imponente produzione cinematografica che racconta una storia di amicizia fra due cuccioli, entrambi prede delle loro due specie di appartenenza.


Nella storia della realizzazione di Il mio amico Nanuk, i nomi in ballo sono importanti. Al progetto originario di Brando Quilici - documentarista e fotografo per National Geographic - si unisce inizialmente anche Hugh Hudson (Momenti di Gloria), in seguito sostituito da Roger Spottiswoode, regista di patinati divertenti action hollywoodiani (fra cui anche lo 007 Il domani non muore mai). Dietro le quinte, alle riprese, partecipa anche un veterano dell'artico, Doug Allan, tre Emmy vinti per la documentaristica. Difficile immaginare, con queste premesse, che il risultato sarebbe stata una pellicola invernale di così poca originalità e appeal. Il problema principale del film è la scrittura, elementare e di scarse idee, che non riesce a valorizzare la bellezza paesaggistica, unico vero valore aggiunto del film e si limita a raccontare l'ennesima vicenda di sodalizio bambino/cucciolo. Sebbene ispirato a cult come L'Orsa e Zanna Bianca, non c'è nulla ne Il mio amico Nanuk che non sia già stato adattato e raccontato al cinema dopo i grandi romanzi d'avventura. Nonostante qualche battuta brillante affidata alla perita guida Muktuk, nelle conversazioni del film non c'è arguzia; non è esagerato dire che, fra le interpretazioni incerte del giovane Dakota Goyo e dei comprimari, l'elemento più interessante sia proprio il bellissimo orsetto protagonista, insieme al gigantesco esemplare adulto. La storia del ricongiungimento madre/figlio avrebbe superato di gran lunga in interesse la (già vista) vicenda del viaggio condiviso di Luke e Nanuk, se non che, durante il cammino delle prove per riportare a casa l'animale, la sceneggiatura è resa fortemente irrealistica da inseguimenti, tempeste polari, orsi rivali e lunghi “dialoghi” fra Luke e il piccolo orso. Destinato idealmente a bambini e ragazzi, Il mio amico Nanuk è una pellicola fiacca che mette in discussione anche il suo target di riferimento: troppo ingenua per gli adolescenti, obsoleta per i più piccoli, eccessivamente sentimentale per tutti.


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