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I toni dell'amore

16/11/2014 12:00

Aurora Tamigio

Recensione Film,

I toni dell'amore

Ben (John Lithgow) e George (Alfred Molina), dopo una vita passata insieme, decidono di approfittare delle nuove leggi sui matrimoni gay e fare il grande passo

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Ben (John Lithgow) e George (Alfred Molina), dopo una vita passata insieme, decidono di approfittare delle nuove leggi sui matrimoni gay e fare il grande passo con una cerimonia a cui sono invitati tutti gli amici. Tornati dal viaggio di nozze, però, iniziano le complicazioni: George, direttore del coro di una scuola cattolica, viene licenziato e d'un tratto i risparmi non bastano più alla coppia per mantenere il proprio appartamento a Manhattan. Venduta la casa, in attesa di trovarne una più economica, i due uomini sono costretti a vivere in luoghi separati: mentre George è ospitato dai vicini di casa (una coppia di poliziotti gay), Ben si trasferisce dal nipote, a Brooklyn.


Nel 2012 Ira Sachs dirigeva Keep the Lights On, una storia di passione omosessuale che - costellata di demoni e ostacoli interiori - affrontava il tema con modernità, assumendosene i rischi attraverso due interpreti grandiosi (Thure Lindhardt e Zachary Booth) che hanno incantato la Berlinale62. Due anni dopo il regista è tornato a presentare di nuovo a Berlino, nella sezione Panorama, una vicenda che narra l'amore fra due uomini: stavolta, protagonista è una coppia matura costretta a confrontarsi - dopo un'intera vita “protetta” dall'anonimato del dubbio - con le conseguenze della pubblica omosessualità in una New York, progressista ma ancora troppo ipocrita, mai così centrale nella storia. Curiosa continuità fra fiction e realtà è costituita dal divieto ai minori di 17 anni che la censura americana ha affibbiato al film, restrizione che colpisce una trama evidentemente attuale: cos'è infatti la storia narrata da Ira Sachs se non il dissidio fra la necessità del racconto e l'esigenza della sua limitazione? Una vicenda di lotta all'ipocrisia in cui il giudizio detestabile della scuola cattolica di George non è così distante dalla F di cui l'MPAA ha dotato il film.


Eppure il divieto ai minori non è mai parso così fuori luogo: I toni dell'amore (titolo italiano di Love is Strange) non solo è un film di gran classe - una piccola soddisfazione della Hollywood indipendente - ma è anche decisamente meno “scandaloso” di Keep the Lights On. Diversamente dall'opera precedente, infatti, i dubbi e le difficoltà non sono questa volta dentro i protagonisti ma nel loro ambiente, spesso fintamente libertario. Rispetto alla più estrema pellicola del 2012, I toni dell'amore racconta con pacatezza e infinita eleganza le prove di una vita a due che, protetta dagli amici e una decennale consapevolezza, aveva dimenticato le sue complessità. George e Ben, privi del riparo del loro appartamento nella Manhattan più chic, scopriranno le difficoltà americane in un affresco divertente e veritiero di Brooklyn e nel confronto con altre forme d'amore. Nonostante il forte valore esemplificativo della coppia di protagonisti, Sachs non ha come intenzione quella di mostrare “il giusto modo di essere gay” ma piuttosto di raccontare in modo positivo una storia d'amore non poi così atipica. Particolarmente interessante (e originale) per il cinema del genere è la scelta di due protagonisti maturi che evita - finalmente - la tentazione di un cinema di formazione omosessuale giovanilistico. Chi lo dice infatti che in amore si impari tutto, soffrendo, da giovani? Il film di Ira Sachs mostra, attraverso le delicate interpretazioni di Lithgow e Molina, come nessuna storia sia mai al riparo dal cambiamento di prospettiva.



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