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I Vichinghi

19/11/2014 12:00

Riccardo Tanco

Recensione Film,

I Vichinghi

Nel IX secolo un gruppo di vichinghi, capeggiati da Asbjorn (Tom Hooper) salpa per la Gran Bretagna in esilio dal proprio re...

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Nel IX secolo un gruppo di vichinghi, capeggiati da Asbjorn (Tom Hooper) salpa per la Gran Bretagna in esilio dal proprio re. Una violenta tempesta li fa naufragare in Scozia, dove dovranno scappare da alcuni pericolosi e spietati mercenari in cerca di una principessa. In loro aiuto arriverà un monaco combattente di nome Conall (Ryan Kwanten).


Alla visione de I vichinghi, film diretto da Claudio Fah, sorge spontanea una domanda rispetto al senso cinematografico e distributivo di una pellicola di così poco conto, sorta di adventure movie più adatto a una visione domestica che al grande schermo. Nonostante la durata contenuta, il film si dilunga anche più del dovuto - nonostante le evidenti limitazioni nel racconto - senza riuscire a costruire una mitologia attorno ai personaggi o e dare loro spessore. Le parti più movimentate e action, piuttosto splatter, non lasciano alcun segno che non sia un banale gusto per il massacro. I vichinghi è un'avventura senza azione, mancante della tensione necessaria a dare risalto alle scene. Tra sequenze che fungono solo da collante fra un passaggio e l'altro della storia (che pur nella sua elementarità si concede alcuni buchi di script) e personaggi inesistenti, lo sviluppo della pellicola si rivela una trama minimale che si poteva risolvere in pochissimo tempo, senza annoiare lo spettatore.


Se non fosse che il film è manchevole anche nei suoi elementi più basici, I vichinghi si potrebbe persino considerare un sano B-movie con basse pretese. Tuttavia la pellicola rinuncia anche a divertire, prendendosi eccessivamente sul serio, priva di ironia ma colma di ilarità involontaria. E se la messa in scena di guerrieri in un fittizio medioevo potrebbe far pensare a una versione de Il trono di spade, con combattimenti e sequenze scult, l'estetica e la narrazione ricordano l'ingenuità televisiva delle serie anni '90. Con la sola eccezione di Ryan Kwanten di True Blood, il cast non presenta punte ma piuttosto interpreti semi-anonimi che si limitano a dire schematicamente le battute e a picchiare. Non c'è nulla di divertente o vagamente interessante in I vichinghi, ma solo una non-risposta alla richiesta cinematografica del pubblico in sala.



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